Archivi categoria: Politica estera

22 Juli

  

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Third-wayers

Sottotitolo: “Ciao fegato”.

Questo è più un flusso di coscienza, o un post fiume, che un vero articolo. Prendetelo per quello che è: una cosa scritta di getto, senza una tesi di fondo da discutere o dimostrare.

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Oggi ho trovato questa bella sorpresa in uni. “Idee&Lifestyle” riporta l’esperienza (mai abbastanza) passata della Conferenza di Firenze del 1999, dove tutti i principali fondatori e interpreti della Terza Via (da Blair a Schröder, passando per D’Alema) si riunirono per fare il punto sull’alternativa a liberalismo sfrenato e al socialismo monolitico: il dinamico fascismo moderato riformismo. In pratica la Prima Via che si deideologizza ovvero si spaccia non per un’ideologia o un’opinione, bensì per un fatto, una verità assoluta. Fu un grande successo. Lì per lì. Poi non andò benissimo. Blair vinse tre elezioni consecutive e gonfiò il PIL britannico, al costo di deindustrializzare il suo Paese (causa di degrado e disoccupazione nelle periferie e province inglesi e nel Galles): non appena la crisi compromise il modello economico britannico, abbandonò la nave in procinto di affondare a Gordon Brown, si convertì al cattolicesimo e rimase ad occuparsi della guerra in Iraq, un altro dei suoi successi; Clinton alzò le tasse e ridusse la spesa pubblica, mandando la sua superpotenza in pareggio di bilancio dopo decenni di debito in costante aumento, per poi farsi fregare per una relazione con la sua segretaria; D’Alema (e il resto della sinistra postcomunista) ebbe la fortuna che conosciamo: sconfitte intervallate a governi autori delle privatizzazioni più assurde e del federalismo più malsano; Schröder vinse due volte con il suo Nuovo Centro: la sua agenda 2010 piacque così tanto che si affrettò a concludere un accordo commerciale con Gazprom poco prima delle elezioni, per poi farsi assumere appena dopo la dura sconfitta; subì inoltre la scissione della sinistra della SPD che confluì nella Linke; Zapatero guidò una serie di governi molto progressisti per quanto riguardava i diritti civili, risultato encomiabile per un Paese più cattolico dell’Italia, adottando una rigida politica neoclassica in economia, ma a differenza di Blair la nave affondò con il suo capitano, consegnando il Paese all’improbabile Rajoy e al suo Partito Popolare. Vincenti o perdenti elettoralmente, gli esponenti della Terza Via hanno tutti lasciato dei partiti incapaci di vincere. SPD, PSOE, (New) Labour, Democrats americani, per non parlare del tortuoso percorso ulivista italiano, coronato da sporadici successi solo quando capeggiato da Prodi, un popolare. In America ci sono voluti Bush e Obama per invertire la situazione, mentre in Europa solo il PD italiano è arrivato alla guida di un governo (passando per la sconfitta di Bersani, premiata da un assurdo premio di maggioranza, e per delle elezioni europee stravinte che hanno stabilito nuovi rapporti di forza nel governo di coalizione). L’SPD è in grande coalizione con la (finora) inarrestabile Merkel, il PSOE cerca di diventare un partito per la classe lavoratrice, ma è impantanato dopo la scissione/fondazione di Podemos e il Labour guidato da Red Ed pare essere l’unico in grado di tornare al potere in tempi brevi, ma non è chiaro se riuscirà ad affrontare le sfide poste alla sua destra dallo UKIP, che in Inghilterra sta trascinando all’estrema destra il dibattito politico, e alla sua sinistra dallo Scottish National Party, che sembra di prosciugare i voti laburisti negli strategici seggi scozzesi.
Su IL ci sono quindi Blair, Clinton, Renzi e Valls che si fanno bocchini a vicenda, per dirla con Mr. Wolf. Capisco Clinton la cui moglie sembra tra l’altro in procinto di sostituire Obama alle prossime elezioni, capisco Blair che ancora si fa spacciare per un grande politico e stratega internazionale, capisco pure Renzi che “40%”, ma Valls, il cui partito è attualmente al 13%, che senso aveva invitarlo a dire la sua? Davvero sperano che possa imporsi in quello che si preannuncia come un duello fra la Le Pen e il compagno Sarkò? Così come sarebbe stato inopportuno far parlare D’Alema, Schröder, Veltroni o Zapatero, allo stesso modo non è inopportuno far pubblicizzare questo ritorno di fiamma della Prima Terza Via da uno che sta già fallendo hic et nunc? Forse stiamo sovrastimando l’intelligenza dei nostri avversari.

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Mr. “UK doesn’t need industry”.

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Mr. Still better than Bush.

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Mr. Disoccupazione al 13%.

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Mr. Partito al 13%.

In Europa oggi la sinistra vince dove è in contatto con le periferie e la classi lavoratrici. Cosa che non è facile neanche per i socialdemocratici svedesi, che pure lo vogliono fortemente, figurarsi per le elitiste sinistre mediterranee, dove il popolo è ancora considerato plebe e dove “essere in contatto” significa apparire e chiacchierare in tivvù. Dove la sinistra è parte con l’establishment, difficilmente riesce a vincere. E pure se vince conclude poco, a giudicare dai risultati. Eppure non basta denunciare una situazione di declino e di drammatico disagio per le tante persone in difficoltà per riuscire a dare un senso alla loro sofferenza. Né può bastare un personale impegno politico guidato da una presunta illuminazione politica. Serve un’attività politica collettiva che abbia per protagonisti quelli che hanno bisogno di una sinistra che li unisca e rafforzi. Oltre a rifiutare le sirene del liberalismo, serve costruire l’alternativa socialista. Luoghi, istituti e un linguaggio socialista, che non debbano più nulla alla retorica liberale e che non temano l’altra sirena che oggi emerge dietro un liberalismo in crisi: la sirena xenofoba, reazionaria e fascista, che critica il liberalismo non meno di noi, benché ne sia in realtà figlia (tipico di ogni Terza Via, indubbiamente). La necessità primaria è uscire dalle nostre isole di scontento per organizzarci. Da questo punto di vista, passare il tempo lamentarsi di ciò che scrive IL è certamente sbagliato o perlomeno incompleto. Ma oh, non potete capire che giornata di merda ho avuto oggi, lasciatemi respiro!

Rösta på Socialdemokraterna!

General elections in Sweden! It’s time to kick off the calamitous lib-con government and to restore socialdemocracy, solidarity and progress in Sweden! Swedish people and European people hopes for a leftish landslide.

Rösta för förändring. Rösta för solidaritet. Rösta för investeringar i jobb, skola och välfärd.

Rösta på Socialdemokraterna!

Pares cum paribus facillime congregantur.

È giusto che l’Italia aspiri a riformarsi e diventare una repubblica presidenziale o semi-presidenziale, come i suoi pari nel resto della scena internazionale, rispettivamente i Paesi dell’America Latina e dell’Africa coloniale francese.

Twitter / DMiliband: Matteo Renzi has earned his chance. He is intelligent and passionate about Italy’s needs. New new Labour.

E quando il tuo ultimo supporter rimane Dave Miliband (il fratello liberista che ha perso contro Ed, quello che corre verso la vittoria alle prossime elezioni britanniche), tanto vale che ti rassegni.

Per inciso, David Miliband è quello che Renzi doveva essere: sconfitto dall’apparato se n’è andato a lavorare a NY.

Twitter / DMiliband: Matteo Renzi has earned his chance. He is intelligent and passionate about Italy’s needs. New new Labour.

diversa lettura

Un partito al governo da solo, retto principalmente dalla popolarità della sua leader, con una maggioranza risicatissima. Liberali ed euroscettici fuori dal parlamento. Opposizione parlamentare tutta di sinistra, rappresentata da tre partiti che ne coprono l’intero spettro. Un futuro candidato (e, da notare, donna)  già in rampa di lancio da tempo.

Ecco, forse forse, per la Germania si annunciano tempi interessanti.

norvegia, in breve

Forse è solo una questione di linguaggio. Qua è difficile strappare di bocca a chiunque una frase razzista, omofoba, poco ponderata in genere. Dopo Utøya, poi, figuriamoci. Qui se sei a favore delle privatizzazioni ti devi giustificare prima, poi fare mezza marcia indietro, poi dire molto chiaramente: “ma essere di destra, qua, è come essere ‘left of your centre-left’”.

Amano stare da soli come probabilmente nessun altro al mondo. E nonostante tutto, sembra non ci sia nulla più importante della vita di comunità. Fanno i figli presto, stanno a casa un anno ad accudirli (tanto la mamma, qualche volta il papà, ti rimborsa lo stato), tornano al lavoro e li lasciano alla scuola dell’infanzia, tutti assieme, le ragazzine al primo lavoro li portano a spasso a gruppi di sei. Non avevo mai visto un passeggino a sei posti. Ti insegnano l’inglese già là, o lo impari guardando la tv, e a cinque anni già lo parli.

A diciassette sei fuori di casa, più o meno. Lavori due anni, qualche associazione, servizi pubblici, cose così, magari all’estero. Inizi l’università (gratis, l’alloggio quasi), lasci la provincia e te ne vai a Trondheim, Bergen, prima o poi finisci a Oslo. Viaggi tanto (mai in Nordnorge, meglio andare al caldo), in Svezia una volta al mese a comprare da bere perché qui è troppo caro, scrocchi una sigaretta agli stranieri per strada, una ogni tanto perché ti tieni in forma, il governo ti aiuta e la palestra non costa niente.
Ti fidanzi – e come sono appiccicose le coppie qui, non avete idea – e cominci a considerare di vivere assieme, che tanto dopo due anni il comune lo considera matrimonio. Pensi ad avere un figlio, e invidi gli svedesi, per cui avere un sussidio di natalità è molto più semplice. Ti lasci, ne trovi un’altra, lei ha già un figlio suo, ma che importa: anche il figlio del re si è messo con una ragazza madre. Poi dopo un po’ lo hanno costretto a sposarsi, ma ci sono voluti anni. Il 45% dei bambini nasce fuori dal matrimonio. Se ti sposerai, gli invitati saranno in costume tradizionale o indosseranno le cravatte più stupide che si possano immaginare, del resto: poco attraente.

Tu, tutti i tuoi compaesani, tutti quelli che devono ancora nascere hanno a disposizione 640000 kr di fondo pensione a testa. Sono 80000 euro circa. Ogni anno, da quel fondo – istituito del 1990 da un governo di centrodestra – viene utilizzato, per le spese correnti, circa il 4%. La proposta del Partito del Progresso di utilizzarne il 15% è guardata con disgusto da tutte le altre forze politiche. Questo fondo investe un po’ dappertutto in giro per il mondo, possiede il 2% dell’Enel, si è dovuto ritirare da Finmeccanica perché ha prodotto missili nucleari e il codice etico non lo permette.

Se chiedi a un norvegese se ama il suo paese, è complicato che ti risponda di sì: probabilmente preferirà dirti che è molto fortunato. Un giorno non avremo più il petrolio, dobbiamo guardare avanti già da oggi, dicono. Ci sono tanti poveri, tanti immigrati non si sono integrati, aggiungono. Non andare a Oslo Est, concludono.
Se chiedi a un norvegese, insomma, se davvero la sua è la società perfetta, scoppierà a ridere e ti dirà di no. La penso anche io così. Per fortuna, non esiste nessuna società perfetta.

Syria debate: come si dice “franchi tiratori” in inglese?

Distinti membri della ciurma di Nemo (precisamente 8, fra cui immagino ci sia anche mia madre; still more readers than Manzoni; and still more deserved),

per 13 voti l’intervento britannico in Siria è stato bocciato dalla House of Commons. E pensare che hanno il sistema maggioritario!

Una coalizione di laburisti, 30 tories ribelli e 11 liberaldemocratici (anch’essi al governo coi conservatori del Tory) ha sbrecciato la maggioranza di Cameron, il quale ha immediatamente riconosciuto e accettato il verdetto parlamentare: nessuno stupore, visto che tutto il Regno Unito è impegnato a discutere sull’eccezionalità senza precedenti di un Primo Ministro messo in minoranza su un’importante tema di politica estera. Qualcuno affianca questa ribellione del Parlamento al PM a quella che causò la caduta di Chamberlain nel 1940. Per dire.

Nonostante le urla di alcuni parlamentari, “resign!”, “go now!”, sembra improbabile che Cameron sia in procinto di dimettersi, anche se non del tutto impossibile. Di certo ha dovuto accettare un full astern che potrebbe deteriorare lo storico rapporto speciale che ha legato UK e USA sin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale; per alcuni analisti britannici, ora il Regno Unito è meno americano e più europeo, più vicino alla tradizionale linea del pacifismo tedesco (se esiste il ghiaccio secco, può esistere anche il pacifismo tedesco). Il Parlamento appare più rafforzato che mai, al contrario dell’umiliato Cameron. Ancor più probabilmente ci si aspetta un ripensamento di Obama. E magari si spera anche che il parlamento britannico possa essere d’esempio a quale istituzione omologa, in quanto a coraggio e centralità politica.
Syria debate: come si dice “franchi tiratori” in inglese?

“In Norvegia è in corso la campagna elettorale: l’Apparato qui si manifesta sotto forma di ragazzine bionde che vendono rose (il simbolo del partito laburista), mentre il metodo di autofinanziamento del partito verde è distribuire ai passanti grossi baccalà.”

L’Arbeiderpartiet distribuisce rose anche ad Oslo, da dove ci aggiorna il compagno Foxy; a suo parere il PD ormai potrebbe giusto regalare pupazzi a forma di Renzi.