Archivio mensile:agosto 2013

usque ad vitam

Lontani da casa, è difficile parlare dell’Italia senza cadere in facili stereotipi. Se poi studi scienze politiche e quindi ben presto ti si viene a chiedere conto di Silvio Berlusconi, ecco, diventa tutto ancora più complicato: la nostra assuefazione all’illogicità è così profonda che tocca per forza di cose saltare qualche passaggio, non riconoscersi neanche nelle proprie stesse parole.

Eppure oggi è successo qualcosa che, secondo me, getta una luce cristallina su molte delle evidenti aporie logiche che reggono la nostra cultura politica nazionale, e magari non solo la cultura politica: Napolitano ha nominato 4 senatori a vita.

Ricordo che, ex articolo 59 secondo comma della Costituzione, il Presidente può nominare 5 senatori a vita, i quali devono aver “illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”; quindi, il fatto che i quattro in questione non siano politici di lungo corso ma vengano dalla famigerata “società civile” non dovrebbe essere neanche argomento di discussione: il dettato è chiaro.

Il punto che lascia (lascerebbe) interdetti è un altro. Come sappiamo bene, la composizione e le funzioni attuali del Senato sono bersagliati dalle critiche di un po’ tutte le forze politiche, e alcune di queste se la sono presa specificamente con i senatori a vita. Senatori a vita che, fino a qualche anno fa, erano un gruppo abbastanza consistente, arrivando anche a superare i cinque (e senza contare i presidenti emeriti).
Fino a ieri, però, di senatore a vita propriamente detto in carica ce n’era solo uno, che incidentalmente è anche il leader di un importante partito rappresentato in Parlamento, Monti. L’unico ad essere stato nominato da Napolitano I, peraltro.

Ora, io mi chiedo: in un momento in cui è in elaborazione un progetto di riforma costituzionale, che vedrebbe le funzioni del Senato stravolte, e magari, se riformato in senso di “camera delle autonomie” come sembrano volere un po’ tutti, e rendendo di conseguenza il titolo di “senatore” assolutamente privo di senso onorifico (credo concordiate con me nel considerare un tantino fuori posto un anziano professore membro di un’assemblea di aspiranti matteorenzi), la situazione venutasi a creare adesso, in cui anche l’unico presidente emerito è ormai molto anziano, non era forse “ideale” per congelare l’istituto?

Non è una questione di essere contrari o meno all’istituzione dei senatori a vita. Io, personalmente, non lo sono affatto.

Però penso che forse una simile onorificenza dovrebbe essere correlata a un seggio da deputato, e non da senatore, per un motivo molto semplice: in un sistema bicamerale perfetto, l’organo a composizione più ristretta è ovviamente anche quello a maggioranza più risicata, e l’attuale legge elettorale non aiuta affatto a superare il problema. Una pattuglia consistente di senatori a vita rischia (come è successo più volte) di ritrovarsi letteralmente in mano il balance of power. E che a decidere della vita e della morte di un governo debbano essere sempre rappresentanti non eletti, ecco questo a molti potrebbe apparire inappropriato.

Fin qui, la logica. E la logica è spesso sgradevole. In questo caso particolare, poi, queste nomine titillano quel nostro lato desinistra-movimentista-boldrinigrasso a cui non possiamo proprio rinunciare, dato che tutti e quattro i prescelti sono visti, per qualche motivo (il diploma di istruzione superiore?) come vicini al centro-sinistra (nel caso di Abbado possiamo anche dire senza centro): quindi tutto quello che ho scritto mi suona, a me che sono di parte, un po’ innaturale. E questa è la logica di fazione estrema, che è parte integrante della nostra cultura politica e che continua a crearci un mucchio di problemi.

Purtroppo non riesco a non pensare che queste nomine illustri siano offuscate da questioni molto più attuali. Sappiamo bene che dal primo agosto è ricominciata l’attività più caratteristica di Palazzo Madama, la caccia al numero magico. Si deve costruire una maggioranza senza Berlusconi e senza M5S, possibilmente anche senza Lega Nord perché ormai (!) non sono più spendibili (e pensate che a un governo Pd-Lega ci siamo andati vicini, a marzo), e attualmente il contatore è fermo intorno a 135. Ne mancano una ventina.
Ora, anche da un punto di vista di opportunità politica, non è offensivo piegare alcune delle menti più brillanti del nostro paese a una ancora ipotetica manovra di palazzo? Si è risvegliato nuovamente un istituto dormiente a fini ancora più politicistici dell’ultima volta, quando almeno la nomina di Monti serviva a dare legittimità al nuovo capo del governo, non a far sopravvivere quello in carica. Ma soprattutto, questa è la cosa che trovo veramente assurda, è come al solito una scelta in totale controtendenza a quello che teoricamente dovrebbe essere il naturale dibattito parlamentare. Qualcuno avrà l’ardire di riferire al professor Rubbia che le Camere hanno deciso che la sua carica non ha più alcun valore?

È affascinante anche la scelta della professoressa Cattaneo, classe ‘62. Augurandole lunga vita (e ricordandoci della carica macabra che porta con sé una carica concessa “a vita”, figuriamoci quando è piegata al più bieco politicismo), e magari anche augurando a Renzo Piano di battere Oscar Niemeyer, abbiamo di fronte dei parlamentari che supereranno per longevità tutti i loro colleghi, e di gran lunga: questo perché ormai in un po’ tutti i partiti si è diffusa l’abitudine di limitare il numero dei mandati (con poche eccezioni, ovvio), una caratteristica tra l’altro propria di molti regimi autoritari – e qui vi cito una cosa che ho scoperto qui a Oslo, pensate.

Non credo fosse intenzione di Napolitano creare un futuribile Gran Consiglio degli Anziani, ma è un buon esempio per chiarire un punto fondamentale: siamo schiavi del breve periodo, e il disegno complessivo, quando c’è, è molto vago. È un punto davvero cruciale perché molte delle scelte più importanti in cui ci siamo trovati di fronte negli ultimi tempi sono state prese sì in assoluta emergenza, ma come parti di strategie magari molto elaborate, ma estremamente fragili, fondate su equilibri apparenti e non di rado incompatibili con l’ordine democratico.

Ora starete pensando tutti al complotto satanico-neodemocristiano che sorreggerebbe di fatto gli ultimi due governi della nostra Repubblica: proprio perché credo che non esista una cosa del genere, ritengo che dobbiamo parlare di una tendenza, poco articolata, poco chiara negli obiettivi anche parziali, che semplicemente è figlia della naturale tendenza consociativa (non solo democristiana) che ha tenuto più o meno insieme la Prima Repubblica. Un “progetto” assolutamente devastato che però si è rivelato l’unico abbastanza solido da permettere la formazione di ben due governi, e che ora naviga a vista, tentando di garantirsi una sopravvivenza stentata per scavallare il 2013 e poter dire, a gennaio “mo’ vediamo”.

Un po’ di tempo fa scrissi qui un post in cui, oltre a parecchie cose con cui non sono più d’accordo, attribuivo in sostanza la debolezza della sinistra italiana all’essersi infilata in strategie apparentemente scaltre ma evidentemente fallimentari, che l’hanno portata a snaturarsi completamente e ad essere completamente in balia del più fragile disegno altrui. Oggi che il Pd è appunto alla mercè di un disegno o vergognosamente irresponsabile (l’abolizione dell’IMU) o addirittura criminale (trovare un modo di aggirare la legge Severino), nell’uno e nell’altro caso definibili francamente come infantili, penso che il punto cruciale rimanga sempre più o meno lo stesso.

Avremmo dannatamente bisogno di un progetto chiaro. E avremmo bisogno di regole del gioco chiare, che non possano essere piegate a piacimento. Senza le seconde, il primo naturalmente si indebolisce.

In Italia è proprio questo che manca. La nostra mancanza di una rotta di qualsiasi genere ci porta ad infilarci continuamente in situazioni al limite della rottura, da cui riusciamo sempre a tirarci fuori in qualche modo, e quando proprio è impossibile farlo rimanendo nella cornice, semplicemente sfasciamo la cornice. Siamo perennemente in cerca di una via di fuga, ma la via di fuga è l’unica via che percorriamo.

L’altro giorno cercavo di rimorchiare una norvegese. Ci si chiedeva se si era felici di vivere nel proprio paese o no. Io cercavo di convincerla che era difficile trovare una terra più felice della sua. Cos’è, per te, essere felice, dicevo, avere una “way in” o tante “way out”? E ho pensato che per me, naturalmente, un paese ricco e benevolo come la Norvegia offriva una quantità incredibile di “vie d’uscita”, in qualsiasi modo le vogliamo definire, oltre che una quantità accettabile di opportunità. E mi sono detto che sì, per me la felicità era decisamente avere un sacco di way out.
Inutile che ve lo dica: no, non ha funzionato.

Syria debate: come si dice “franchi tiratori” in inglese?

Distinti membri della ciurma di Nemo (precisamente 8, fra cui immagino ci sia anche mia madre; still more readers than Manzoni; and still more deserved),

per 13 voti l’intervento britannico in Siria è stato bocciato dalla House of Commons. E pensare che hanno il sistema maggioritario!

Una coalizione di laburisti, 30 tories ribelli e 11 liberaldemocratici (anch’essi al governo coi conservatori del Tory) ha sbrecciato la maggioranza di Cameron, il quale ha immediatamente riconosciuto e accettato il verdetto parlamentare: nessuno stupore, visto che tutto il Regno Unito è impegnato a discutere sull’eccezionalità senza precedenti di un Primo Ministro messo in minoranza su un’importante tema di politica estera. Qualcuno affianca questa ribellione del Parlamento al PM a quella che causò la caduta di Chamberlain nel 1940. Per dire.

Nonostante le urla di alcuni parlamentari, “resign!”, “go now!”, sembra improbabile che Cameron sia in procinto di dimettersi, anche se non del tutto impossibile. Di certo ha dovuto accettare un full astern che potrebbe deteriorare lo storico rapporto speciale che ha legato UK e USA sin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale; per alcuni analisti britannici, ora il Regno Unito è meno americano e più europeo, più vicino alla tradizionale linea del pacifismo tedesco (se esiste il ghiaccio secco, può esistere anche il pacifismo tedesco). Il Parlamento appare più rafforzato che mai, al contrario dell’umiliato Cameron. Ancor più probabilmente ci si aspetta un ripensamento di Obama. E magari si spera anche che il parlamento britannico possa essere d’esempio a quale istituzione omologa, in quanto a coraggio e centralità politica.
Syria debate: come si dice “franchi tiratori” in inglese?

Deputati del PD scrivono all’Ambasciatore USA contro la nuova versione del Monopoli

Scusate se non vi parliamo di Berlusconi e del governo, ma la nostra linea editoriale mette al primo posto sempre, senza se e senza ma, le notizie più importanti. Essendo che il nuovo Monopoli è proprietà della Hasbro, gli stessi proprietari di MyLittlePony, non potevamo non esprimerci con la nostra consueta autoreferenziale autorevolezza.

Cominciamo quindi da un punto essenziale: i deputati in questione (7) sono renziani.

Evvabbè. Ognuno si farà la sua idea, in massima libertà, e sarà libero di difenderla a prescindere da quanto possa essere idiota. Il nostro consiglio è, una volta alfabetizzati, di candidarvi. I tempi sarebbero propizi anche senza il Movimento 5% Stelle, figurarsi con.

Che poi, comunque, i conservatori stalinisti sono sempre quelli di estrema Sinistra, mica i perdigiorno che occupano il Centro come un estintore attira scatti fotografici al MOMA di New York.

Deputati del PD scrivono all’Ambasciatore USA contro la nuova versione del Monopoli

“In Norvegia è in corso la campagna elettorale: l’Apparato qui si manifesta sotto forma di ragazzine bionde che vendono rose (il simbolo del partito laburista), mentre il metodo di autofinanziamento del partito verde è distribuire ai passanti grossi baccalà.”

L’Arbeiderpartiet distribuisce rose anche ad Oslo, da dove ci aggiorna il compagno Foxy; a suo parere il PD ormai potrebbe giusto regalare pupazzi a forma di Renzi.