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Numeri, dare i

Siamo tornati. L’admin in questione torna a scrivervi da un paradiso lib-lab (Copenaghen) e dunque ha nuovamente autorità morale per sparare a zero su voi ideologicamente impuri.
Ho visto che Renzi ha pubblicato un altro videomessaggio a riguardo delle ultime statistiche mensili Istat sull’occupazione. Ci tenevo dunque a dire che quando vedo lui, Poletti, altri minion a caso che appaiono in video, fanno dichiarazioni trionfalistiche e altre puttanate quando esce ogni qualsiasi oscura statistica sul mercato del lavoro semplicemente rosico come una bestia.

Le ragioni sono essenzialmente due.

1) La mia romantica concezione dell’azione di governo, vista come un qualcosa che deve avere anche un certo valore educativo, se ne va completamente a strafottere. Tanto più quando questi dati sono distorti, talvolta (come è stato dimostrato) direttamente manipolati. Dato che questo non è il mondo delle favole direi che potrei pure farmene una ragione.

2) Tutte le vecchie storielle sul Pd che deve rinunciare e svilire la tradizione socialista in nome di un messaggio interclassista si rivelano in fin dei conti (che strano) stronzate. Fare propaganda ossessiva su dati indecifrabili anche per chi questa roba la studia, quando il grosso della gente il lavoro o non ce l’ha o ce l’ha da schifo, rende evidente che il pd è (ovviamente) solo un altro partito monoclasse. Per la precisione della classe che ha un lavoro, non ha troppe prospettive di perderlo, e può essere rassicurata molto facilmente.

Anche qui direi, di cosa mi stupisco, ci sono diversi sondaggi a dire esattamente questo. Ma i risultati delle rilevazioni campionarie, quando non piacciono, rimangono stregoneria. Per imparare a leggerli ci vorrà dunque qualche altro rogo, qualche altro secolo.

Sullo sciopero della fame

Boulevard de Sébastopol, sul marciapiedi, un uomo aveva alzato un tetto di cartone per dormirci sotto. Quattro muri come riparo, un tetto ondulato. Alcuni cartelli erano appesi tutt’intorno. Spiegava che era un commerciante, che chiudeva la sua camiceria a causa delle tasse, del fisco. Il numero 4 era tracciato con gesso blu su una lavagnetta. Per farsi ascoltare, il commerciante si era messo a fare lo sciopero della fame. Era il quarto giorno, Era sulla soglia del suo rifugio, disteso su un letto pieghevole, con una bottiglia d’acqua posata vicino a una zuccheriera, L’ho guardato. Aveva i capelli incollati, la barba di molti giorni, le occhiaie e l’aria triste. Non gli credevo. Né al suo sciopero, né alla sua rabbia, né al suo dolore, non accettavo niente di lui. Ascoltava la radio. Una donna accovacciata gli parlava. Ridevano di qualcosa che non sapevo. E poi mi ha visto. Si è preoccupato. Dei miei occhi. Il sorriso è diventato una smorfia quando mi sono avvicinato. Aveva paura. Ho strappato i cartelli con violenza. Ho dato calci ai cartoni. Urlavo. Ho gridato al commerciante che non sarebbe morto. Che non ne avrebbe mai avuto il coraggio. Che mi faceva vergognare. Che sporcava la lotta di ben altri uomini. Piangevo. Ho rovesciato la sua bottiglia d’acqua. La donna è schizzata via all’indietro. L’uomo ha lasciato il letto e ha attraversato la strada correndo. Mi sono ritrovato in mezzo al disordine, tra i cartoni calpestati, il letto sbilenco, i volantini sparpagliati. Aspettavo qualcosa o qualcuno per menare le mani. Non immaginavo di avere tanto odio in corpo. Dall’altro lato del viale una coppia mi squadrava in modo minaccioso. Ero piegato, con le gambe allargate, i pugni chiusi, a bocca aperta, respiravo come un cane. Un giovane ha girato la testa e ripreso il suo cammino. Le auto passavano.

Mai. Mai avrei tollerato uno sciopero della fame fasullo. Se voleva farlo, doveva farlo davvero, perché si trovava di fronte a un’ingiustizia mortale, e ha tentato tutto e non ha altra scelta. E doveva soffrire, ogni giorno, lasciarsi sanguinare le labbra, cedere la pelle, spuntare le ossa, seccare le lacrime e chiudere gli occhi. Doveva farlo fino al trionfo o fino alla morte. Altrimenti doveva tacere. Non doveva permettersi.

[…]

Erano le quattro del mattino, il 5 Maggio 1981. Un uomo ha urlato in strada. Un urlo ebbro di collera, non sapevo bene. Una lacerazione umana che ci diceva che Bobby Sands era morto. Solo questo. <<Bobby is dead>> ripeteva di continuo, in lacrime, con voce roca di fumo e di birra. Tyrone era a dorso nudo nel salotto. Aveva acceso la radio. Si metteva una camicia. Sheila si era messa lo scialle sulla camicia da notte. Era così, in camicia e scialle, a piedi nudi dentro le sue pantofole. È uscita in strada con il berretto da notte in mano. Dappertutto il fragore dei coperchi dei bidoni per la spazzatura gettati per terra. Alle finestre le donne percuotevano l fondo dei tegami con mestoli o cucchiai.

<<Bobby è morto>> ha mormorato Tyrone mettendosi il berretto.

Aveva conosciuto Bobby Sands in carcere.

Da Il mio traditore di Sorj Chalandon, pp. 73-75. Dedicato ai vari scioperanti della fame per hobby e per marchetta politica: fra i tanti, Bobo Giachetti e Ivan Scalfarotto.

Dieci semplici punti sulla legge elettorale

1) Il problema radicale dell’Italicum è il premio di maggioranza (uguale per situazioni diversissime, assurdo), che non è nemmeno un granché come garanzia di governabilità (si elegge un organo collegiale, non c’è il vincolo di mandato, una lista non è necessariamente un partito coeso etc.)

 

2) Nel resto del mondo civile i problemi di governabilità sono più spesso affrontati con previsioni costituzionali sulla nomina e la destituzione dei governi: il famoso parlamentarismo negativo, che accomuna in varie forme übermensch (nordici e Germania) e untermensch (Spagna), con risultati apprezzabili

 

3) Guarda caso proprio ora stiamo riformando la costituzione, ma la sensazione evidente è che tutte le parti in causa siano in stato confusionale. Peraltro, se è una riforma strutturale così importante, perché non blindare la legge elettorale con legge costituzionale? #gombloddo

 

4) L’Italicum col tempo è migliorato e ha alcuni punti in linea di principio positivi (centralità dei partiti sulle coalizioni, mix nominati-preferenze, circoscrizioni piccole…) ma elementi contraddittori prevalgono

 

5) Naturalmente quello che la cosiddetta minoranza pd contesta sono proprio i punti di cui sopra, e non il premio di maggioranza. Questa gente non ha un progetto alternativo a Renzi in quanto è essa stessa un prodotto degli ultimi 20 anni e per questo oggi non ha ragione di esistere (se non il suicidio)

 

6) Sulla maggioranza pd preferisco limitarmi a dire che più ci penso e più mi convinco di quanto Bobo Giachetti sia spregevole (non parlatemi mai più di scioperi della fame)

 

7) Il dibattito sull’argomento è a livelli che non so come definire se non isterici: si va dalle difese formalistiche stile vecchio anti-berlusconismo affidate a costituzionalisti militanti, all’abuso osceno dell’espressione “combinato disposto”, a scambi di accuse surreali in cui lo straw man non è Hitler ma “allora tu sei un proporzionalista” (cit. D’Alimonte, verso di me)

 

8) Come sapete a me i sistemi proporzionali del nord piacciono tanto, ma mi affascinano anche le campagne elettorali collegio per collegio come in UK. Soprattutto, forse perché ormai di questa roba ho una conoscenza approfondita, tutto sommato provo più piacere a guardare tette su internet

 

9) La mia idea di riforma elettorale è una cosa talmente psicopatica che ve la risparmio

 

10) Dopo aver votato pd alle europee sapevo che questo paese si sarebbe riempito di persone di merda: solo che mi aspettavo startupper in camicia bianca, non fascisti conclamati a ogni angolo. L’alone lisergico che c’è intorno a questo governo comincia a rompermi veramente il cazzo e in effetti tutto quello che vorrei è che l’attuale parlamento si suicidasse dando il vita a una vera legislatura costituente. E le costituenti, da che mondo è mondo, si eleggono col proporzionale

Profonde capacità analitiche

“The social insurance model is also inadequate in meeting the new risk structure because, almost by definition, it secures […] the stably employed — while excluding those at the fringes. It deepens, in other words, the divide between insiders and outsiders. In Europe, unemployment is concentrated among youth who often have no social entitlements. The tragedy of European youth is that it can easily face the double ‘failure’ of market and welfare state. In Southern Europe, the main solution remains familial. In Italy, among the unemployed 20–30year-olds, 90 per cent depend totally on parental support”.

G. Esping-Andersen, Why we need a new welfare state, 2002.


“Bamboccioni”.

T. Padoa-Schioppa, Ministro dell’Economia nel governo Prodi II, 2007.

Third-wayers

Sottotitolo: “Ciao fegato”.

Questo è più un flusso di coscienza, o un post fiume, che un vero articolo. Prendetelo per quello che è: una cosa scritta di getto, senza una tesi di fondo da discutere o dimostrare.

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Oggi ho trovato questa bella sorpresa in uni. “Idee&Lifestyle” riporta l’esperienza (mai abbastanza) passata della Conferenza di Firenze del 1999, dove tutti i principali fondatori e interpreti della Terza Via (da Blair a Schröder, passando per D’Alema) si riunirono per fare il punto sull’alternativa a liberalismo sfrenato e al socialismo monolitico: il dinamico fascismo moderato riformismo. In pratica la Prima Via che si deideologizza ovvero si spaccia non per un’ideologia o un’opinione, bensì per un fatto, una verità assoluta. Fu un grande successo. Lì per lì. Poi non andò benissimo. Blair vinse tre elezioni consecutive e gonfiò il PIL britannico, al costo di deindustrializzare il suo Paese (causa di degrado e disoccupazione nelle periferie e province inglesi e nel Galles): non appena la crisi compromise il modello economico britannico, abbandonò la nave in procinto di affondare a Gordon Brown, si convertì al cattolicesimo e rimase ad occuparsi della guerra in Iraq, un altro dei suoi successi; Clinton alzò le tasse e ridusse la spesa pubblica, mandando la sua superpotenza in pareggio di bilancio dopo decenni di debito in costante aumento, per poi farsi fregare per una relazione con la sua segretaria; D’Alema (e il resto della sinistra postcomunista) ebbe la fortuna che conosciamo: sconfitte intervallate a governi autori delle privatizzazioni più assurde e del federalismo più malsano; Schröder vinse due volte con il suo Nuovo Centro: la sua agenda 2010 piacque così tanto che si affrettò a concludere un accordo commerciale con Gazprom poco prima delle elezioni, per poi farsi assumere appena dopo la dura sconfitta; subì inoltre la scissione della sinistra della SPD che confluì nella Linke; Zapatero guidò una serie di governi molto progressisti per quanto riguardava i diritti civili, risultato encomiabile per un Paese più cattolico dell’Italia, adottando una rigida politica neoclassica in economia, ma a differenza di Blair la nave affondò con il suo capitano, consegnando il Paese all’improbabile Rajoy e al suo Partito Popolare. Vincenti o perdenti elettoralmente, gli esponenti della Terza Via hanno tutti lasciato dei partiti incapaci di vincere. SPD, PSOE, (New) Labour, Democrats americani, per non parlare del tortuoso percorso ulivista italiano, coronato da sporadici successi solo quando capeggiato da Prodi, un popolare. In America ci sono voluti Bush e Obama per invertire la situazione, mentre in Europa solo il PD italiano è arrivato alla guida di un governo (passando per la sconfitta di Bersani, premiata da un assurdo premio di maggioranza, e per delle elezioni europee stravinte che hanno stabilito nuovi rapporti di forza nel governo di coalizione). L’SPD è in grande coalizione con la (finora) inarrestabile Merkel, il PSOE cerca di diventare un partito per la classe lavoratrice, ma è impantanato dopo la scissione/fondazione di Podemos e il Labour guidato da Red Ed pare essere l’unico in grado di tornare al potere in tempi brevi, ma non è chiaro se riuscirà ad affrontare le sfide poste alla sua destra dallo UKIP, che in Inghilterra sta trascinando all’estrema destra il dibattito politico, e alla sua sinistra dallo Scottish National Party, che sembra di prosciugare i voti laburisti negli strategici seggi scozzesi.
Su IL ci sono quindi Blair, Clinton, Renzi e Valls che si fanno bocchini a vicenda, per dirla con Mr. Wolf. Capisco Clinton la cui moglie sembra tra l’altro in procinto di sostituire Obama alle prossime elezioni, capisco Blair che ancora si fa spacciare per un grande politico e stratega internazionale, capisco pure Renzi che “40%”, ma Valls, il cui partito è attualmente al 13%, che senso aveva invitarlo a dire la sua? Davvero sperano che possa imporsi in quello che si preannuncia come un duello fra la Le Pen e il compagno Sarkò? Così come sarebbe stato inopportuno far parlare D’Alema, Schröder, Veltroni o Zapatero, allo stesso modo non è inopportuno far pubblicizzare questo ritorno di fiamma della Prima Terza Via da uno che sta già fallendo hic et nunc? Forse stiamo sovrastimando l’intelligenza dei nostri avversari.

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Mr. “UK doesn’t need industry”.

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Mr. Still better than Bush.

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Mr. Disoccupazione al 13%.

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Mr. Partito al 13%.

In Europa oggi la sinistra vince dove è in contatto con le periferie e la classi lavoratrici. Cosa che non è facile neanche per i socialdemocratici svedesi, che pure lo vogliono fortemente, figurarsi per le elitiste sinistre mediterranee, dove il popolo è ancora considerato plebe e dove “essere in contatto” significa apparire e chiacchierare in tivvù. Dove la sinistra è parte con l’establishment, difficilmente riesce a vincere. E pure se vince conclude poco, a giudicare dai risultati. Eppure non basta denunciare una situazione di declino e di drammatico disagio per le tante persone in difficoltà per riuscire a dare un senso alla loro sofferenza. Né può bastare un personale impegno politico guidato da una presunta illuminazione politica. Serve un’attività politica collettiva che abbia per protagonisti quelli che hanno bisogno di una sinistra che li unisca e rafforzi. Oltre a rifiutare le sirene del liberalismo, serve costruire l’alternativa socialista. Luoghi, istituti e un linguaggio socialista, che non debbano più nulla alla retorica liberale e che non temano l’altra sirena che oggi emerge dietro un liberalismo in crisi: la sirena xenofoba, reazionaria e fascista, che critica il liberalismo non meno di noi, benché ne sia in realtà figlia (tipico di ogni Terza Via, indubbiamente). La necessità primaria è uscire dalle nostre isole di scontento per organizzarci. Da questo punto di vista, passare il tempo lamentarsi di ciò che scrive IL è certamente sbagliato o perlomeno incompleto. Ma oh, non potete capire che giornata di merda ho avuto oggi, lasciatemi respiro!

Buzzurri in cattedra

Oggi ho capito che il vero übermensch politico del ventunesimo secolo è Roberto Calderoli. Vi spiego. La percezione dell’importanza della comunicazione politica ha raggiunto il suo apice con la campagna di Obama del 2008. Da quel momento si è deciso che bisognava assestarsi tutti su quel modello e copiarlo più fedelmente possibile. Risultato, gli ultimi anni nella politica mainstream sono stati un susseguirsi di publicity stunt assolutamente ridicoli in cui Renzi è professionista straordinario. La politica meno mainstream non può permettersi pubblicitari che abbiano lavorato per Enel (tututu-tututu-tututu) e deve andare avanti con autodidatti di MS Paint. Con orrore proprio in questi anni ci siamo resi conto che sui grandi numeri l’autopromozione paint-core funziona altrettanto bene di quella super-patinata ed è tecnicamente molto più produttiva. Diciamo che si è ormai raggiunta una sostanziale convergenza tra le due forme di comunicazione. La prima è diventata così forzata da risultare quasi amatoriale, come una brutta presentazione PowerPoint. La sensazione di stantio ormai è ovunque e si accompagna alla sostanziale assenza di un piatto da offrire, tolti i famosi cliché vecchi di vent’anni contro cui qui tanto ci battiamo. Dall’altra parte, la struttura si è rivelata efficace a veicolare un gran numero di contenuti, in genere insulsi quanto la loro veste grafica. Chi li condivide non sembra preoccuparsene più di tanto dato che a un occhio poco allenato il medium scompare a vantaggio del messaggio. Naturalmente i professionisti hanno coscienza della cosa e non hanno problemi ad accettare la presa per il culo e a utilizzarla per veicolare propaganda (basti pensare alla campagna #cambiaverso). Il problema è che per i non professionisti la questione neanche si pone: tecniche di comunicazione apertamente controproducenti si sono rivelate assolutamente efficaci nel lungo periodo, centrando il loro target e imponendosi col tempo all’attenzione dei gruppi non-target (quelli che condividono le grafiche della #leopolda5). A forza di funzionare per pochi, inizia a funzionare (a modo suo) per molti. Perché Calderoli, insomma? Perché Calderoli è un “tecnico” in abiti da buzzurro. Non ha bisogno di creare particolare consenso intorno a sé, ma possiede i contenuti funzionali (nel caso, la competenza sui sistemi elettorali) indispensabili quando si arriva al punto in cui effettivamente le cose vanno fatte, le leggi approvate e le procedure fatte rispettare. La sua indispensabilità funzionale però non lo esime dall’apparire un leghista come tutti gli altri, con una cravatta verde pisello e occhiali in tinta, un’espressione verbale sempre sul filo del porcaddio e la tendenza a ridurre in ultima istanza qualsiasi questione al meccanismo ancestrale della lotta tra tribù. Gli elementi barbarici non polarizzano più un elettorato ormai avvezzo al ridicolo: lo accolgono più spesso con indifferenza, la stessa indifferenza che un leghista riserva all’ultima campagna su twitter di Nicodemo. Dall’altra parte, la sorpresa di trovarsi sotto gli occhi un animale in grado di esprimere pensieri coerenti mette in discussione molti dogmi dell’elettore moderato e non può non lasciarlo perplesso, pensante, quasi ammirato. Poi, data l’abitudine dell’elettore moderato ai pensieri deboli, inconsistenti, qualsiasi cazzata detta con tono abbastanza convinto e ripetuta il numero sufficiente di volte si trasforma anch’essa in pensiero coerente. Insomma ritengo che il futuro politico di governo sarà sempre meno simile a Maria Elena Boschi e sempre più simile a Calderoli. Il che vuol dire che stiamo tornando al governo Berlusconi? O a una sua versione più pragmatica? Quest’ultimo caso può essere definito in un solo modo: fascismo del terzo millennio o/ o/ o/

Slideshow: Corto Maltese incontra i Giovani Turchi

Corto Maltese finisce in una riunione dei Giovani Turchi.
Corto Maltese finisce in una riunione dei Giovani Turchi.
Durante la riunione, uno dei Giovani Turchi non ce la fa, e dice una cosa di sinistra. Intanto Corto Maltese ha capito perfettamente la situazione.
Durante la riunione, uno dei Giovani Turchi non ce la fa, e dice una cosa di sinistra. Intanto Corto Maltese ha capito perfettamente la situazione.
Immediata reprimenda da parte del compagno segretario, che ricorda perché è importante essere leali a Renzi.
Immediata reprimenda da parte del compagno segretario, che ricorda perché è importante essere leali a Renzi.
Ed è subito centralismo democratico.
Ed è subito centralismo democratico.
La linea di Enver Pasha viene così riaffermata: unità in un grande partito riformista che accolga tutti i popoli turanici. Corto Maltese intanto si è fatto una sua idea, che tiene saggiamente per sé.
La linea di Enver Pasha viene così riaffermata: unità in un grande partito riformista che accolga tutti i popoli turanici. Corto Maltese intanto si è fatto una sua idea, che tiene saggiamente per sé.

“Ma che è, il Papa?”

Oggi sono stato alla manifestazione della CGIL di Piazza San Giovanni. Me l’aveva proposto mia madre ieri sera, in un momento di altissimo comunismo che non mi spiego granché bene ma che non posso far altro che approvare. Pensavo di andarci comunque, ovviamente, però la differenza che può fate una tazza di caffè preparata da una figura materna è spesso ciò che fa la differenza fra una battaglia vinta ed una persa, anche se questo i libri di storia “non ve lo diconoooo!!1!ONE!!ELEVEN!11!”

Siamo arrivati alle dieci e quindici, dieci e mezza circa, e c’erano davvero quattro gatti, come ha subito notato mia madre. Diecimila circa. Massimo-massimo ventimila. Che per me erano comunque una marea di gente, visto che frequento spesso eventi di matrice socialista eversiva (aka, feste e scuole di Left Wing, presentazioni di Pandora e cose così), dove effettivamente siamo i soliti quattro gatti che si accontentano di constatare che questa volta sono venute dieci persone in più e pure un ministro che non sia di Rifare l’Italia, li mortè, il socialismo avanza di nuovo, compagni. Voglio dire, se c’è più gente che ad una Festa dell’Unità, vuol dire che siamo davvero un sacco alla manifestazione, per i miei standard di giovane post-caduta del Muro. Però anche io capii che 10-20mila partecipanti non va bene per niente, soprattutto se se ne erano previsti centoventimila. E poi arrivano i cortei, aperti da questa avanguardia.

Il passato t'insegue sempre, ovunque tu possa scappare.
Il passato t’insegue sempre, ovunque tu possa scappare.

Per chi non lo sapesse, sia io che mia madre siamo di L’Aquila, quindi abbiamo avuto un fortissimo momento amarcord. Momento amarcord che ha raggiunto il suo climax quando mia madre si è riunita ad un’amica aquilana con un passato che migra dalle Frattocchie fino alla CGIL passando per Rifondazione e dal disagio che io che sono nato dopo la caduta del Muro probabilmente neanche m’immagino, ma che onestamente io fossi in lei non saprei proprio come non iscrivermi aji terrorishti, come minacciava il nostro più illustre conterraneo. Il clima era quello dei rassegnati con ironia che vengono in piazza a prenderla con filosofia, una riunione di ultimi romantici. I Modena City Ramblers che cantano quasi certamente aggratis poi non fanno che confermare e, in qualche modo, esaltare, l’impressione. Poi però la folla continua ad aumentare e cominciamo a capire di essere tanti.

Foto di gruppo con palloncini #1
Foto di gruppo con Popolo e Palloncini #1

E come diceva il compagno Stalin, “la quantità ha una qualità tutta sua”. Curiosamente, nella dittatura del proletariato c’era comunque l’accettazione del principio democratico della quantità contro quello aristocratico della qualità. Ho sempre ritenuto straordinario come si potesse riscoprire i segretari generali del PCUS come più vicini e moderni di tanti cazzoni che si riempiono la bocca di superiorità antropologica e altre supercazzole. Ma adesso basta cercare di essere più staliniani di Zizek, e rimandiamo a dopo i nostri consueti addà venì Baffò.

Mentre noi pensavamo di essere molto romantici a sentire i Modena e a parlare del passato, sono venuti i più romantici di tutti.

Alla manifestazione della CGIL con le bandiere del PD. Salute a voi, o ultimi e bellissimi Guerrieri del Sogno. Non perdete mai la speranza.
Alla manifestazione della CGIL con le bandiere del PD. Salute a voi, o ultimi e bellissimi Guerrieri del Sogno. Non perdete mai la speranza.

Altro che Rifondazione, altro che i Marxisti-Leninisti (c’erano anche loro, ma loro ci sono sempre, ovunque, a prescindere), i tesserati del PD che, con tanto di bandiere del Partito, vengono alla manifestazione della CGIL mentre il PD è al governo e il segretario è alla Leopolda sono veramente i più romantici sognatori di tutti. E mandano un segnale migliore di quello che potrebbe mai mandare Ciwati, dal momento che loro non ci sono mai andati alla Leopolda, loro. E probabilmente manco li avrebbero fatti entrare. Non solo perché, sempre a differenza di Ciwati, non sono libbberali, ma anche perché machicazzosiete, machiviconosce, nonhaineanchelaCaspirata.

Ricordatevela questa cosetta della Leopolda ché nel momento di semi-serietà finale ce la ricordiamo.

Intanto nella piazza avevo modo di fotografare vere e proprie manifestazioni dello Spirito del Tempo.

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Quando mi chiedono “perché non ti definisci riformista?” potrò mostrare questa foto oltre a questo link. I conservatori sono riformisti, i riformisti sono conservatori e pure estrema sinistra ed estrema destra non è che si distinguano benissimo, specie quando vanno alle manifestazioni contro Israele.

Nel frattempo dal palco, oltre ai tre presentatori (una delle ragazze aveva davvero una voce terribile e insopportabile, per la cronaca: metteva tutti gli accenti sulle penultime vocali, che è quel che nel gergo corrente si definisce avere una voce da oca), si susseguono interventi dei rappresentanti di varie categorie lavorative rappresentante, bene o male, dalla CGIL. Molto interessante l’intervento di un negro sulle cooperative e sugli sfruttamenti perpetrati ai danni dei lavoratori immigrati e del dumbing salariale ai danni dei lavoratori italiani da parte di alcuni quasi-cooperative. Ma è pur sempre un negro, io non credo che ci si possa fidare dei negri più di un signore che li frusta per far raccogliere i pomodori, quindi si tratta di un nemico dell’Italico popolo che cacceremo non appena saremo usciti dall’Europa per ricongiungerci all’Africa, terra che i negri ci hanno arrubbato e Salvini ci guiderà. o/

Rimanendo in tema di popoli parassiti dai quali solo Fratelli d’Italia, la Lega e, a targhe alterne, Beppe Grillo ci difendono, ha parlato anche un napoletano. Ed è stato il più bel discorso secondo me. Ha parlato di come abbia lavorato in nero dai 14 ai 22 anni, quando la CGIL lo aiutò a trovare un contratto ed ha ricordato un suo compagno morto poco tempo prima sul posto di lavoro, per il quale ha invitato la piazza a fare un minuto di silenzio. Il racconto di una vita dura con un’inflessione terrona fortissima, il ricordo commosso per quella morte bianca e un senso di gratitudine per un salvataggio che, dopo gli ultimi 20 anni di distruzione del mercato del lavoro italiano, non so se la CGIL potrebbe mai riprodurre oggi in Italia, figurarsi nelle zone più depresse come Napoli, sono stati secondo me un momento altissimo e storico.

Fidatevi: sul maxischermo c'è proprio quel lavoratore napoletano.
Fidatevi: sul maxischermo c’è proprio quel lavoratore napoletano.

E tutto quel che ho saputo fare è stato questo schifo di foto in cui riesci a contare i pixel uno per uno.

Foto di gruppo con Popolo e Palloncini #2
Foto di gruppo con Popolo e Palloncini #2

Io avevo anche cercato di incontrare Palmiro di T-RED, portato a spasso da Federico, che si aggirava per la piazza ma, pur girando per TUTTE le comitive UDU di TUTTA Italia, non l’ho trovato neanche quando, stremato, alla domanda “scusami, per caso voi siete dell’UDU di Padova?” mi hanno risposto “Sì!”. Federico e Palmiro erano scomparsi. Ho persino trovato altra gente (non li nomino perché ho trovato davvero MOLTA altra gente) che cercava come me Federico, ma non Federico. E niente, dopo un’ora e mezza mi sono arreso e sono tornato indietro.

A questo punto il nostro trio aquilano ha deciso di sloggiare che se stava a fa ‘na certa e ancora non avevamo capito dov’erano i bagni, se c’erano, e le file per i bagni dei bar erano chilometriche. Non solo quelle file però erano i chilometriche. Mentre cercavamo di uscire dalla piazza, ci accorgevamo comunque di essere sempre dentro la manifestazione, tipo Il Castello di Kafka. Non esci mai abbastanza, sei circondato da bandiere, gente che và e ancora altri furgoncini della CGIL.

Alle 13.15 i cortei continuano ad affluire.
Alle 13.15 i cortei continuano ad affluire.

Alla fine mi separo da mia madre e dall’amica aquilana per beccarmi con Foxy a Piazza Vittorio Emanuele. Lui non era andato a Piazza San Giovanni per impegni suoi mattutini ed è stato del tutto incredulo quando, via telefono, gli ho detto che, ancora all’una e trenta, un corteo sfilava a Piazza Vittorio Emanuele (non esattamente a due metri da Piazza San Giovanni) in direzione del palco della CGIL. Mentre lo aspettavo, ho visto il corteo chiudersi nel giro di dieci minuti.

Sono le 13.30 e questi devono ancora arrivare a Piazza San Giovanni. Con tutto che hanno fatto partire i cortei in anticipo.
Sono le 13.30 e questi devono ancora arrivare a Piazza San Giovanni. Con tutto che hanno fatto partire i cortei in anticipo.

Ne approfitto anche per andare a un bar, prendermi un caffè e farmi un’eternità in fila al bagno. Occasione nella quale, per la serie “eccone un altro che sta mooolto peggio di te”, ho conosciuto due sardi simpaticissimi lavoratori (ex) del Sulcis. Ora, per me i Sardi sono l’unico popolo ariano a sud di Trento, va bene, però erano davvero una coppia straordinaria (suppongo marito e moglie, ma non sono affatto sicuro). Abbiamo scherzato alla grande, anche se quando mi ha raccontato del Sulcis e del futuro per un cinquantenne che ha perso il lavoro, un po’ di sincera incazzatura si è percepito. Si è molto percepito. Alla fine sono finalmente entrato nel cesso promettendo “faccio presto!”. Uscitone, lui mi fa “non è stato così presto!” ed io “ho fatto come il governo: io intanto i 240 milioni li ho promessi, poi se tu aspetti sono affari tuoi!”. Grassissime risate. Lol, davvero sto raccontando queste cose? Ci siamo salutati col classico bacio-terrone-su-entrambe-le-guance e tanti auguri di buona fortuna e sono andato a prelevare Foxy.

Lo prendo, gli mostro la via Emanuele Filiberto. Per un terzo o metà della sua lunghezza (non sono sicuro perché la folla cominciava a defluire e quindi non era chiarissimo) era occupata da manifestanti che non erano riusciti ad entrare a Piazza San Giovanni.

“Ma che è, il Papa?”

Foxy c’ha ‘na capacità di sintesi che davero oh. Segue cena al ristorante indiano (esperienza per me nuova ma piacevole) e ricordi di giovinezza miei e di Foxy. Io che così tanta gente neanche quando ero nel mio periodo reazionario che andai a un Family Day (forse, se non ci fossi mai andato, forse sarei ancora reazionario), lui che leggeva il Fatto Quotidiano (che, lo ricordiamo, è peggio di aderire al franchismo, come in sostanza feci io a 14 anni).

Per concludere in bellezza, riaccendo il cell e Federico ricompare sul messenger di faccialibro. Decidiamo di beccarci a Manzoni, ché loro adesso stanno andando via. Nel tragitto Foxy ha modo di farsi una foto significativa.

Questo si è vestito da hipster solo per la foto col cartellone di Marco Rizzo.
Questo si è vestito da hipster solo per la foto col cartellone di Marco Rizzo.

E infine becchiamo Federico. Con Palmiro. Poco prima di scendere nella metro. E stavolta è il mio turno per farmi una foto con un protagonista della Sinistra moderna.

<3

Il tempo di scambiarci pochissime battute e di salutarci. "Oh, se mai capitate su al Nord passate a trovarmi, eh!" ed io "Sese, al Nord, come no, sicuro, credice!". Lui sempre sorridente, Foxy sempre imbarazzato, io sempre il solito stronzo.

Ci tuffiamo nella metro e, mente Foxy si lamenta che la sua unica amica ucraina ha probabilmente fatto cancellare la foto con Stalin che aveva caricato, un lavoratore negro della CGIL si rivolge ai suoi compagni bianchi (ammesso e non concesso che noi italiani siamo bianchi).

“Adesso speriamo che stavolta il governo Renzi ci dà un po’ di lavoro”

Lui ci credeva. I suoi compagni un po’ meno. “Sese, due lavori te dà Renzi!”. E altri perculamenti sull’ingenuità del negro che crede, come me (Foxy non so: è un po’ più pessimista), che l’Italia potrebbe in teoria diventare un Paese socialdemocratico. Ci sembrò una situazione davvero rappresentativa dell’intero Paese e ne ridacchiammo sommessamente. Adesso mi viene quasi da piangere, fra le risate che ancora mi sfuggono.

Tornato a casa, sento che Davide Serra alla Leopolda ha proposto di ridurre il diritto di sciopero. Perfetto, davvero. Voglio dire, da una parte un milione di lavoratori (e disoccupati) in piazza, con tanti umori diversi, dalla felicità alla rassegnazione passando per la rabbia e la grinta, dall’altro un garage chiuso di brava gente e buoni signori finanziati da personaggi che neanche si preoccupano più di tanto di non sembrare un cattivo dei fumetti Marvel. Davvero, non è stato difficile scegliere fra San Giovanni a Roma e Leopolda a Firenze.

Intanto però pensiamo a chi oggi ha vinto davvero, anche dentro il PD. Non Renzi e i renziBot che sono andati alla Leopolda, no; non Cuperlo e Fassina che sono andati a Piazza San Giovanni, no; non Ciwati che ovunque vada stikazzi rimane un libbberale demmerda, no; neanche Davide Serra che propone futuri distopici nella totale impunità, no; e nemmeno la Camusso che alla fine ha invocato lo sciopero generale, no.

And the winner is...
And the winner is…

Regà. Matteo Orfini sta in Cina. S’è beccato pure la falce col martello. Ha vinto la vita.

Innovatori de noantri

L’altro giorno (tipo mesi fa) ho scoperto le misure adottate dalla Mondadori per rispondere al calo di vendite e all’innovazione-sfida degli ebook, ha lanciato il Backflip, un libretto minuscolo che si legge in orizzontale e grande 1/6 del libro tradizionale. Si può sfogliare con il pollice senza difficoltà, ma se per caso vuoi tornare indietro fai prima a leggere le lettere che vedi in trasparenza oltre la carta velina in cui è realizzato. Clickate qui per maggiori informazioni.

E niente, più o meno l’innovazione in Italia è questo. Una continua lotta per ritardare il futuro, per spacciare a un pubblico drogato di cambiamento la solita minestra che si è bravissimi a preparare e che però fa un po’ schifo but TINA cioè There Is No Alternative, quindi o ti mangi ‘sta minestra o vai fuori dalla finestra per dirla alla nazional-popolare. E un po’ così funziona un po’ la nostra democrazia disfunzionale, in cui, letteralmente, non ci sono alternative alla corrente e presente conduzione del governo in particolare e della politica in generale. O meglio, l’alternativa c’è: il socialfascismo di Grillo e la sintesi di Salvini fra secessionisti e nazionalisti. Certo, sarebbe bello avere un’alternativa socialista e democratica ma, ehy, il PD è troppo impegnato a creare un partito-coalizione che raccolga vecchi pezzi di classe dirigente per smettere di essere il partito dell’establishment. E questo purtroppo è anche abbastanza indipendente dal fatto che ci sia Renzi come premier e segretario. Quindi niente, scegliete fra gli innovatori che sperano di tagliare fuori la necessità del cambiamento inventandosi una revisione demenziale di qualcosa di profondamente vecchio, e quelli che vogliono bruciare i libri tout court. La differenza è che intanto, nell’editoria italiana, gli ebook arrivano e arriveranno, per quanto in ritardo e ritardati dai geniacci dell’editoria convinti che una scannerizzazione di un libro cartaceo sia un ebook a tutti gli effetti (ah, l’efficienza del libero e privato mercato), ma arriveranno. Il Socialismo purtroppo ha un po’ di ostacoli in più, possiamo solo sperare che ad un certo punto si accetti la socialdemocrazia come unica via per sfuggire al ricatto di TINA e per costruire una società giusta sul base di una democrazia più sostanziale, nel frattempo rimane l’invito a mangiare l’immonda brodaglia o emigrare, e sorbirsi pure la loquacità delle barbe bianche che esaltano la libertà intrinseca nel dover compiere questa scelta.

Io sto con gli ariani

Non vedo l’ora che approvino il Jobs Act per fare domanda, essere subito assunto a random da chiunque, essere licenziato dopo tre anni, prima che scattino le tutele (ammesso che le tutele crescano così in fretta), scoprire che per il sussidio universale non ci stanno i fondi e poi poter finalmente emigrare in Germania, in Svezia o in Norvegia, assieme ai popoli ariani, mentre voi ve ne rimanete nei vostri cazzo di interminabili anni ’90.

Io sto con gli ariani. Che sono pure socialdemocratici (oppure son tedeschi, ma vabbè, questo lo sapevate già).