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A proposito di Nizza

Io vorrei anche fregarmene degli attentati, delle morti, delle vittime più o meno innocenti, non solo di quelle di ieri. Come tutti, tra l’altro, solo che non tutti ne sono consapevoli. Io di tanto in tanto vorrei dire che questo è un mondo di merda, che l’abbiamo fatto noi così e che però non doveva per forza essere così, e che tra l’altro ciò che penso o faccio io alla fine dei conti non ha alcuna importanza. Ogni giorno muoiono migliaia di persone per morte violenta e senza essersela andata a cercare. Succede anche in Europa, come non succedeva più da decenni, certo, ma allora? È andata così, siamo nati al crepuscolo della nostra vecchia, decadente civiltà europea, e lo abbiamo capito prima ancora di essere nati, e ce lo ricordano tutti questi pirla che ci invitano ad essere smart, flessibili, e però buoni e bravi, perché siamo tutti chiamati alla ricchezza e al successo, tranne quei coglioni che lavorano al McDonald e a quei fascisti che guidano i taxi e a quella casta di privilegiati che sta 10 ore al giorno in uno stanzino di merda in un ufficio pubblico o in un trenino della metro. Loro non sono come noi, giovani laureati che devono ancora riscoprirsi coglioni, e quindi non dobbiamo solidarizzare con loro. Dicono questo, i pirla, convintissimi di essere antropologicamente superiori alle masse di cretini che sono chiamati a sovrintendere per diritto di nascita e censo.
È un mondo talmente di merda che quando si prende in mano un iPhone risuonano gli slogan da precondizionamento huxleyano che da un lato ci ricordano di rimanere affamati e pazzi (queste frasi del cazzo da diciottenne sui social) e dall’altro ci fanno partire la sequenza del ragazzo qualsiasi che si inventa la tecnologia del futuro in un garage. Mai una volta che affiori in mente il buio umidiccio di un’enorme fabbrica in Estremo Oriente, dove migliaia di uomini e donne stanno col capo chino a ficcare plastica e platino o chissà cosa in un guscio di 13.8*6.7cm, con una mascherina e niente giorni di malattia (ma tranquilli che pure a noi vogliono dare e ci stanno dando il benservito, perché i nemici sono quei tizi agli occhi a mandorla e dobbiamo competere con loro, e questa cosa si chiama pure “gioco a somma positiva”).E pensare che un tempo il nemico della nostra civiltà erano i comunisti, questi totalitarismi impersonali che da Rostock a Vladivostok offendavano la dignità e la libertà umana, dicevano, ma che grazie a Dio e al Polacco sono stati sconfitti dalla Storia (ma certamente). Inutile dire che le cose erano un pochino più complesse, ma tant’è. Con la fine del comunismo è arrivata la fine della storia (ma certamente al quadrato) e la crisi della socialdemocrazia, che dove non è stata scaricata dai borghesi, ha dovuto scaricare i lavoratori, nel nome della nuova (cioè, vecchia, ottocentesca) morale neoliberale. Insomma, oggi mi viene da pensare che come civiltà ce lo meritiamo di essere i bersagli dell’odio di gente che crede in un dio il cui profeta scopava le bambine, altro che nuova umanità, sorti magnifiche e progressive, civiltà del lavoro, uguaglianza e proletari di tutto il mondo unitevi, per carità, mandati avanti a suon di voucher, di purghe, di gulag e, anche nelle socialdemocrazie trionfanti anche grazie alla paura del comunismo, di liste d’attesa, di case popolari tutte uguali (brutali e disumane, ci dicevano i babbi dei pirla di cui sopra), di enormi ospedali e case di riposo, di contratti nazionali, di scioperi generali, di corporativismo à la Austro-scandinava, di quella strana forma di democrazia onnipresente che chiamavamo e chiamiamo “partitocrazia”.

Siamo sopravvissuti, come civiltà, alla minaccia e all’attrattiva dell’Oriente Rosso (e lasciamo perdere il fatto che l’Oriente Rosso esiste ancora e, sebbene non lotti propriamente assieme a noi, ha almeno un miliardo e trecento milioni di cittadini i cui standard di vita aumentano lentamente ma inesorabilmente e, se cresce del 6% all’anno, si considera in crisi, mentre noi lottiamo per gli zerovirgola) ed ora ci becchiamo questo Oriente farlocchissimo, coi video hollywoodiani di propaganda, alla Micheal Bay, e fatto di gente che si crede scelta da Dio e che pratica prostituzione minorile, roghi, distruzione di monumenti e siti culturali, e assassinio di correligionari non allineati. Roba che avevamo anche noi, in Europa, si chiamava Chiesa Cattolica, e mobilitava molte più anime, molte più risorse, educava i futuri sovrani e la classe dirigente di mezza Europa coi suoi gesuiti, occupava in maniera egemonica e totalitaria tutto l’esistente, al punto che gli Stati che si facevano guerra portavano tutte le insegne della stessa fede, adottavano tutti lo stesso codice immaginifico del cristianesimo cattolico e (più o meno) romano: “Dio e il mio diritto” marchiato sul bronzo dei cannoni dei re di Francia, la Santissima Vergine Maria nominata Generalissimo delle armate d’Austria e del Sacro Romano Imperatore e portata pertanto sul verso delle loro bandiere reggimentali, e i conquistadores spagnoli che portavano la vera fede nelle Americhe mentre i multiculturalissimi tercios la difendevano nelle Fiandre.

Dopo aver sconfitto, umiliato, annesso la Chiesa cattolica, ora ci tocca questa pallida imitazione dei conflitti del Seicento.

E tutto perché alcuni pirla avevano deciso che bisognava rimuovere Saddam Hussein e gli altri sanguinari dittatori mediorientali, e poco male se nel processo si ammazzano qualche migliaia di questi scopacammelli. Beh, non è andata come speravano. E adesso il conto lo paghiamo tutti.

Ed è più o meno quando realizzo questo, che mi rendo nuovamente conto che sono sempre le masse di soliti stronzi a pagare gli errori di valutazione (se valutazione la si può chiamare) di pochi pirla che hanno anche il lusso di avere altri pirla che parlano dello scontro di civiltà e di invasioni a fare da specchietto delle allodole (oltretutto senza neanche riuscire a superare il 15%, per quanto sono più pirla della media) e per renderci mediamente più stupidi e incapaci di prendere coscienza della forza che abbiamo e che ci lega al lavoratore cambogiano e al disoccupato egiziano molto più di quanto potremo mai essere legati alla nostra classe dirigente e alle nostre fintissime tradizioni decrepite.

È qui insomma che mi rendo conto che nessun fatalismo mi potrà mai fare accettare che il nostro piccolo mondo, che per quanto squallido è comunque il solo che abbiamo, debba stare indefinitivamente e ineluttabilmente nelle mani di chi chiaramente non è degno di gestirlo e che non ha mai fatto nulla per farlo progredire e migliorare se non dare comandi confusi, almeno negli ultimi decenni.

Posso accettarle come fatto compiuto, sì, ma non ci sto davvero a rassegnarmi alle morti di ieri o di tutte le altre notti come inevitabili o storicamente necessarie. Ma soprattutto, non posso neanche lontanamente accettare che una qualsiasi morte non naturale, come quella per il terrorismo islamico, possa un giorno coinvolgere me o le persone che conosco, o i luoghi che frequento o le città che ho visitato. Ho un rifiuto ideologico della morte in quanto tale, figurarsi se posso accettare anche le sue forme più innaturali e più vane (perché vane sono le morti commesse nel nome di un Califfato morente e destinato alla sconfitta sul campo, sconfitta che non arriverà mai troppo presto). Ed il motivo è che la maggioranza assoluta di noi poveri stronzi, che tutto siamo meno che innocenti (nessun uomo è innocente, diceva giustamente mio padre senza neanche far riferimento alle categorie religiose di peccato), non ci siamo portati su noi stessi le enormi sciagure che siamo chiamati ad affrontare nella nostra vita quotidiana o nei nostri complessi mentali, ché tanto pure quelli condizionano la nostra vita di ogni giorni. Non siamo innocenti, ma non siamo neanche responsabili. E a ricordarmi che saremo sempre tragicamente coinvolti nei modi più impensabili, mentre scrivevo questo pippone, mi sono interrotto per rispondere alla chiamata di una ragazza svedese che da ieri pomeriggio non riesce a mettersi in contatto col suo fidanzato italo-canadese in vacanza a Nizza.

Sono sempre più convinto che il socialismo rimanga l’unica idea attuale e attuabile per trasformare il mondo in cui viviamo nel mondo che vogliamo. Sempre più convinto che le nostre piccole volontà e energie individuali, singolarmente poco più che patetiche e tali non solo a partire dalla recente globalizzazione, se messe assieme possano essere la forza trainante della civiltà umana, ancora una volta. Sono sicurissimo che il socialismo, che non è solo un’idea politica, ma è anche un sistema di valori, sia la risposta alla crisi che viviamo. E sono convinto che le persone che sanno quel che io so, siano tante e sempre di più, ed ancora maggiori sono quelle che sono pronte a pensarlo e a decidersi in tal senso, se solo tale offerta venisse loro proposta. Su questo, io che mi vanto di essere un crudo realista, ho un ottimismo tale da sembrare ingenuo.

E però sono pur sempre cosciente di essere un uomo, con una volontà individuale e capacità personali piccole e patetiche, e che se anche avessi una volontà di ferro, che ho la presunzione di avere per le cose che mi importano davvero, non so dove indirizzarla perché non so neanche da dove cominciare.

Da qui nascono la frustrazione, il timore, la rabbia, e questo sfogo.

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Third-wayers

Sottotitolo: “Ciao fegato”.

Questo è più un flusso di coscienza, o un post fiume, che un vero articolo. Prendetelo per quello che è: una cosa scritta di getto, senza una tesi di fondo da discutere o dimostrare.

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Oggi ho trovato questa bella sorpresa in uni. “Idee&Lifestyle” riporta l’esperienza (mai abbastanza) passata della Conferenza di Firenze del 1999, dove tutti i principali fondatori e interpreti della Terza Via (da Blair a Schröder, passando per D’Alema) si riunirono per fare il punto sull’alternativa a liberalismo sfrenato e al socialismo monolitico: il dinamico fascismo moderato riformismo. In pratica la Prima Via che si deideologizza ovvero si spaccia non per un’ideologia o un’opinione, bensì per un fatto, una verità assoluta. Fu un grande successo. Lì per lì. Poi non andò benissimo. Blair vinse tre elezioni consecutive e gonfiò il PIL britannico, al costo di deindustrializzare il suo Paese (causa di degrado e disoccupazione nelle periferie e province inglesi e nel Galles): non appena la crisi compromise il modello economico britannico, abbandonò la nave in procinto di affondare a Gordon Brown, si convertì al cattolicesimo e rimase ad occuparsi della guerra in Iraq, un altro dei suoi successi; Clinton alzò le tasse e ridusse la spesa pubblica, mandando la sua superpotenza in pareggio di bilancio dopo decenni di debito in costante aumento, per poi farsi fregare per una relazione con la sua segretaria; D’Alema (e il resto della sinistra postcomunista) ebbe la fortuna che conosciamo: sconfitte intervallate a governi autori delle privatizzazioni più assurde e del federalismo più malsano; Schröder vinse due volte con il suo Nuovo Centro: la sua agenda 2010 piacque così tanto che si affrettò a concludere un accordo commerciale con Gazprom poco prima delle elezioni, per poi farsi assumere appena dopo la dura sconfitta; subì inoltre la scissione della sinistra della SPD che confluì nella Linke; Zapatero guidò una serie di governi molto progressisti per quanto riguardava i diritti civili, risultato encomiabile per un Paese più cattolico dell’Italia, adottando una rigida politica neoclassica in economia, ma a differenza di Blair la nave affondò con il suo capitano, consegnando il Paese all’improbabile Rajoy e al suo Partito Popolare. Vincenti o perdenti elettoralmente, gli esponenti della Terza Via hanno tutti lasciato dei partiti incapaci di vincere. SPD, PSOE, (New) Labour, Democrats americani, per non parlare del tortuoso percorso ulivista italiano, coronato da sporadici successi solo quando capeggiato da Prodi, un popolare. In America ci sono voluti Bush e Obama per invertire la situazione, mentre in Europa solo il PD italiano è arrivato alla guida di un governo (passando per la sconfitta di Bersani, premiata da un assurdo premio di maggioranza, e per delle elezioni europee stravinte che hanno stabilito nuovi rapporti di forza nel governo di coalizione). L’SPD è in grande coalizione con la (finora) inarrestabile Merkel, il PSOE cerca di diventare un partito per la classe lavoratrice, ma è impantanato dopo la scissione/fondazione di Podemos e il Labour guidato da Red Ed pare essere l’unico in grado di tornare al potere in tempi brevi, ma non è chiaro se riuscirà ad affrontare le sfide poste alla sua destra dallo UKIP, che in Inghilterra sta trascinando all’estrema destra il dibattito politico, e alla sua sinistra dallo Scottish National Party, che sembra di prosciugare i voti laburisti negli strategici seggi scozzesi.
Su IL ci sono quindi Blair, Clinton, Renzi e Valls che si fanno bocchini a vicenda, per dirla con Mr. Wolf. Capisco Clinton la cui moglie sembra tra l’altro in procinto di sostituire Obama alle prossime elezioni, capisco Blair che ancora si fa spacciare per un grande politico e stratega internazionale, capisco pure Renzi che “40%”, ma Valls, il cui partito è attualmente al 13%, che senso aveva invitarlo a dire la sua? Davvero sperano che possa imporsi in quello che si preannuncia come un duello fra la Le Pen e il compagno Sarkò? Così come sarebbe stato inopportuno far parlare D’Alema, Schröder, Veltroni o Zapatero, allo stesso modo non è inopportuno far pubblicizzare questo ritorno di fiamma della Prima Terza Via da uno che sta già fallendo hic et nunc? Forse stiamo sovrastimando l’intelligenza dei nostri avversari.

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Mr. “UK doesn’t need industry”.

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Mr. Still better than Bush.

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Mr. Disoccupazione al 13%.

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Mr. Partito al 13%.

In Europa oggi la sinistra vince dove è in contatto con le periferie e la classi lavoratrici. Cosa che non è facile neanche per i socialdemocratici svedesi, che pure lo vogliono fortemente, figurarsi per le elitiste sinistre mediterranee, dove il popolo è ancora considerato plebe e dove “essere in contatto” significa apparire e chiacchierare in tivvù. Dove la sinistra è parte con l’establishment, difficilmente riesce a vincere. E pure se vince conclude poco, a giudicare dai risultati. Eppure non basta denunciare una situazione di declino e di drammatico disagio per le tante persone in difficoltà per riuscire a dare un senso alla loro sofferenza. Né può bastare un personale impegno politico guidato da una presunta illuminazione politica. Serve un’attività politica collettiva che abbia per protagonisti quelli che hanno bisogno di una sinistra che li unisca e rafforzi. Oltre a rifiutare le sirene del liberalismo, serve costruire l’alternativa socialista. Luoghi, istituti e un linguaggio socialista, che non debbano più nulla alla retorica liberale e che non temano l’altra sirena che oggi emerge dietro un liberalismo in crisi: la sirena xenofoba, reazionaria e fascista, che critica il liberalismo non meno di noi, benché ne sia in realtà figlia (tipico di ogni Terza Via, indubbiamente). La necessità primaria è uscire dalle nostre isole di scontento per organizzarci. Da questo punto di vista, passare il tempo lamentarsi di ciò che scrive IL è certamente sbagliato o perlomeno incompleto. Ma oh, non potete capire che giornata di merda ho avuto oggi, lasciatemi respiro!

Innovatori de noantri

L’altro giorno (tipo mesi fa) ho scoperto le misure adottate dalla Mondadori per rispondere al calo di vendite e all’innovazione-sfida degli ebook, ha lanciato il Backflip, un libretto minuscolo che si legge in orizzontale e grande 1/6 del libro tradizionale. Si può sfogliare con il pollice senza difficoltà, ma se per caso vuoi tornare indietro fai prima a leggere le lettere che vedi in trasparenza oltre la carta velina in cui è realizzato. Clickate qui per maggiori informazioni.

E niente, più o meno l’innovazione in Italia è questo. Una continua lotta per ritardare il futuro, per spacciare a un pubblico drogato di cambiamento la solita minestra che si è bravissimi a preparare e che però fa un po’ schifo but TINA cioè There Is No Alternative, quindi o ti mangi ‘sta minestra o vai fuori dalla finestra per dirla alla nazional-popolare. E un po’ così funziona un po’ la nostra democrazia disfunzionale, in cui, letteralmente, non ci sono alternative alla corrente e presente conduzione del governo in particolare e della politica in generale. O meglio, l’alternativa c’è: il socialfascismo di Grillo e la sintesi di Salvini fra secessionisti e nazionalisti. Certo, sarebbe bello avere un’alternativa socialista e democratica ma, ehy, il PD è troppo impegnato a creare un partito-coalizione che raccolga vecchi pezzi di classe dirigente per smettere di essere il partito dell’establishment. E questo purtroppo è anche abbastanza indipendente dal fatto che ci sia Renzi come premier e segretario. Quindi niente, scegliete fra gli innovatori che sperano di tagliare fuori la necessità del cambiamento inventandosi una revisione demenziale di qualcosa di profondamente vecchio, e quelli che vogliono bruciare i libri tout court. La differenza è che intanto, nell’editoria italiana, gli ebook arrivano e arriveranno, per quanto in ritardo e ritardati dai geniacci dell’editoria convinti che una scannerizzazione di un libro cartaceo sia un ebook a tutti gli effetti (ah, l’efficienza del libero e privato mercato), ma arriveranno. Il Socialismo purtroppo ha un po’ di ostacoli in più, possiamo solo sperare che ad un certo punto si accetti la socialdemocrazia come unica via per sfuggire al ricatto di TINA e per costruire una società giusta sul base di una democrazia più sostanziale, nel frattempo rimane l’invito a mangiare l’immonda brodaglia o emigrare, e sorbirsi pure la loquacità delle barbe bianche che esaltano la libertà intrinseca nel dover compiere questa scelta.

I nazisti erano come i socialisti: FALSO.

“Per questo si chiamavano nazional-socialisti!”

Da oggi potete combattere questa fastidiosa reductio ad hitlerum e i simpatici libbbberali che ve la propinano sempre quando vogliono dimostrare che ogni forma di controllo sull’economia è necessariamente antifona o epifania di un totalitarismo

Come, vi chiedete? Leggete l’articolo linkato per una breve panoramica sulle politiche economiche nazionalsocialiste. Così socialiste da aver inventato le privatizzazioni.

“Ma che dite, il controllo dello Stato sul capitale porta solo miseria e dittatura! hurr durr!”

Il controllo del capitale sullo Stato invece c’ha portati nel paese di bengodi, come ben sappiamo.

I nazisti erano come i socialisti: FALSO.

Confronto fra candidati alla Segreteria.

Mi sono stappato una lattina e ora mi vedo il confronto fra i tre candidati Caronte del Partito Democratico in onda su sky e tv geloniana.

Programma della serata:
21:00 – “Daje Cuperlo!”
21:07 – “Comunque questo format fa schifo…”
21:14 – “Momento 101 incoming.”
21:20 – “Minchia, Matte’, tiratela n’altro po’ e parte la gang bang”.
21.30 – “Il canale si cambia, cambiandolo”.
21:31 – “Tutto molto bello, ma… Civati, ‘sta cazzo di barbetta adolescenziale, porcoddue?”
21:38 – “Cantajele, Gianni! Fagli vedere che vuol dire aver studiato Gramsci!”
21:39 – “Gianni, santiddio, quando il nemico porge il fianco, è d’obbligo affondare, non si può sopportare ‘sto mare di melassa buonista!”
21.42 – “Un’altra volta che dice ‘nella mia città’ e giuro che torno in Italia a spaccargli la faccia!”
21.43 – ‘Nella mia città’
21.43 – ragequit
21.46 – rientro
21.49 – “Siamo già al dopo-Berlusconi”.
21.55 – “Ed ecco un altro Papa che entra nel Pantheon”.
21.56 – “Benvenuto anche a te Andreotti”.
21.57 – “Benvenuto Pino Chet”.
21.59 – “Ho già detto che questo format fa schifo?”
22:00 – “Che bello, X ha superato più fact-checking di tutti! E Renzi è considerato il vincitore del dibattito”.
22:01 – altra birra e visione dell’ultima puntata di Gazebo per consolarmi.
03:58 – “Piddini di merda, non ve lo meritate Cuperlo, appena finisce ‘sta pagliacciata rifacciamo il grande partito della Sinistra, stronzi! Next time without Italy/Weltroni!”
05:20 – Sogni sul Socialismo.
12.35 – Risveglio sudatissimo.

La Sinistra dei progetti e delle visioni

Stamane mi sono imbattuto in quella che mi sembra una buona incarnazione dell’identità che potrebbe assumere la sinistra italiana una volta che la dirigenza del Partito Democratico avrà esaurito questo prematuro band-wagon nei confronti di Matteo Renzi.

La piattaforma digitale sulla quale ho trovato questa perla è Ateniesi.it, il luogo dove tutti gli intellettuali o aspiranti tali renziani si riuniscono per parlar male della figura dell’intellettuale nel mondo contemporaneo.

Dopo aver spiegato che è colpa dei comunisti (che fantasia, eh? E non dimentichiamoci che per i renziani i comunisti non solo esistono ancora, ma sono stati alla guida della sinistra dal crollo del Muro di Berlino) se la sinistra è stata per 20 anni subalterna a Berlusconi e alla destra, e dopo aver elencato in 4 righe i difetti della struttura del PD che Renzi spazzerà via con l’aiuto di Franceschini e Bassolino, il simbolo vivente fornisce qualche dato sul quale varrebbe la pena riflettere: oggi il Pd è il primo partito tra pensionati e dipendenti pubblici. Le categorie maggiormente rappresentate dalla Cgil. E’ invece il terzo partito tra gli operai, il terzo tra i liberi professionisti e il secondo tra gli studenti. Invertire questa tendenza significa iniziare a mettere in discussione il rapporto con il sindacato..

Premetto che, pur nella totale assenza di fonti, accetto questi verosimili dati come reali (e fra queste parentesi forse potrete vedere il link diretto ad uno studio in merito, non appena ne troverò uno).
Ora, dello scollamento del PD dalla maggior parte delle categorie e dalla realtà in genere lo sappiamo già. C’è un motivo se non l’abbiamo mai votato, nelle nostre pur brevi e giovani vite da elettorato attivo. Un partito di sinistra, sembra riconoscerlo anche l’ateniese in questione, dovrebbe curarsi maggiormente degli interessi di operai e dei liberi professionisti, anche; voglio dire, avranno certamente interessi simili anche sul lungo termine; e poi noi siamo il grande centro, siamo pronti a comporre i conflitti, tutti quanti, come diceva Veltroni e come cercava di fare anche Bersani lottizzando la segreteria. Perdonate lo sproloquio. Ad ogni modo, se siete lettori acuti a cui piace dimenticarsi di se stessi per vagare con la propria mente, forse avrete notato che non c’è nessun riferimento ai precari o ai disoccupati. Avete presente i precari? Sì, quei tizi che lavorano come schiavi, con la testa bassa, impauriti dai loro datori di lavoro o dai loro colleghi più fortunati, ma che a differenza degli schiavi non hanno i mezzi materiali per metter su famiglia o la garanzia di aver sempre un tetto sulla testa. Bene, gli ateniesi e la CGIL da oggi hanno punto in comune: non sanno cosa sia un precario. La CGIL si limita infatti a inserirli nella categoria lavorativa di competenza (finchè lavorano). Nonostante i renziani non si pongano tanti problemi su queste utili e sacrificabili formiche operaie, sanno che essi dovranno diventare la normalità: il posto fisso non potrà più essere la regola nel futuro verso il quale siamo in marcia, perché è semplicemente insostenibile. Oh, e poi se la prendono con la decrescita felice. Se non altro, ci si propone di accompagnare nel suo percorso di reinserimento chi in un dato momento si trova senza posto di lavoro, sostenendolo economicamente e con una formazione professionale degna di questo nome, che non faccia solo l’interesse dei formatori. Meno male che insegnare a qualcuno a lavorare in un call center non costa quasi niente. Per lavori più complessi, i renziani si propongono di garantire l’onniscienza professionale, o qualcosa del genere, visto che è inutile continuare a studiare per lauree inutili e che è privo di senso che un lavoratore cerchi di specializzarsi e di eccellere in un’operazione che abbandonerà nel giro di due o tre anni. O forse sperano in una nuova etica del lavoro che convinca la persone a lavorare (bene) aggratis, tipo come pretendono i pentastellati quando cercano segretari, assistenti o consulenti.

Parliamo ora dei disoccupati cominciando dalla fiducia che essi ripongono nei principali schieramenti politici. In particolare, vediamo che fra questi il PD è il terzo partito, surclassato facilmente da CDX e M5S. Magari un bagno di realtà fra questi individui non farebbe male, soprattutto quando ci si dichiara di sinistra e volenterosi di rivolgersi ad un elettorato che non trova rappresentanza nella CGIL. Ammesso e non concesso che con questa dichiarazione d’intenti non si faccia riferimento a Davide Serra e altri imprenditori rampanti che giusto su Ballarò possono essere accettati come rappresentanti della categoria. Non stupiamoci però se poi un comico con la fobia del pettine proclama che destra e sinistra non esistono più.

Arriviamo al succo della questione, al motivo scatenante che ha convinto a fare questo pur misero post. Abbiamo già appurato che Renzi viene, comprensibilmente, visto come il demiurgo del benessere futuro. Contrapposto alla Sinistra definita come post-comunista (benchè post-comunisti e post-democristiani si siano già ben mischiati nel sostenere o osteggiare Renzi, ma comprendiamo che l’esigenza di imporre una certa narrazione sia impellente). Quindi una Sinistra vecchia e incapace di vivere nel presente, benchè il suo elettorato nel presente ci stia letteralmente affogando. Una sinistra che confonde l’uguaglianza con l’egualitarismo [cit.]. Ecco, a questo punto qualche domanda me la son fatta. Ho anche ripreso un vocabolario in mano. La differenza fra l’uguaglianza intesa come identità matematica e l’egualitarismo ce l’ho bene in mente; ma qui si parla di uguaglianza sociale, quindi siamo su un altro piano di discussione. Niente, è un mistero, sono proprio confuso. E allora forse questo post ha colpito nel segno. Però poi mi riprendo e comincio a riorganizzare le idee. Partiamo da zero. Cos’è l’uguaglianza sociale? Bene, non voglio ammorbarvi di Popper e di altre barbe bianche (per di più liberali, benchè sconosciuti ai nostri liberali italiani di sinistra, convinti che Von Mises fosse un generale austriaco nel Lombardo-Veneto e che Von Hayek fosse un gerarca nazista). Così ho pensato: l’uguaglianza sociale è una teoria che descrive una situazione nella quale tutti gli individui godono di pari diritti, doveri e opportunità. Uhm, un tantino generico, ma visto che l’obiettivo è capire la differenza fra A (uguaglianza) e B (egualitarismo) e non descrivere e trattare minuziosamente A, direi che mi posso accontentare, almeno per ora. Cos’è allora l’egualitarismo? Meh, questa è un po’ più difficile, ci sono varie idee e vari ambiti in cui se ne può parlare. Di certo è un’idea che propugna il perseguimento di una maggiore uguaglianza fra gli individui. Che tipo di uguaglianza? Dipende dai propri valori: di fronte alla legge, fra i sessi, fra le fedi religiose, uguaglianza di opportunità, uguaglianza materiale. Allora ho pensato: in base al tipo di uguaglianza che ricerchi, sei un tipo di egualitarista. Mamma mia, di questo passo potrò scrivere perle filosofiche su FutureDem.

Bene, tiriamo qualche somma. Siccome desidero ardentemente una società in cui tutti gli individui abbiano le stesse opportunità, non accontentandomi del livello formale, bensì aspirando anche a quello sostanziale, come dice anche la nostra Costituzione, frutto, come ogni democrazia, del compromesso fra liberalismo e egualitarismo. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese..

Ecco, allora per me l’uguaglianza è il centro del bersaglio di un’Italia più giusta e più felice, mentre l’egualitarismo è la freccia da scoccare. Ora so la differenza. O perlomeno credo di saperla. Almeno, spero mi possiate riconoscere che non ho usato paroloni difficili, tipo catoblepismo e mobilitazione cognitiva, ché poi altrimenti i liberali di Ateniesi.it non mi capiscono, benchè la mobilitazione cognitiva sia farina del sacco di Von Hayek. “Von Hayek? E chi è? Un gerarca nazista?” “Sì, e Von Mises era l’aiutante di campo di Radetzky, ora torna pure a invocare la rivoluzione liberale”.

E’ questo che siamo. La Sinistra che non confonde uguaglianza e egualitarismo, ma che comprende di essere considerata cosa aliena da chi si è ormai rassegnato alla conservazione sociale e pensa di poter migliorare l’Italia a furia di luoghi comuni. Sembra che saremo ancora una minoranza nel campo della sinistra parlamentare, ma abbiamo fiducia, a giudicare dall’attivismo civico sempre più forte al di fuori della politica odierna, che il nostro sia il terreno più fertile, l’unico che potrà dare frutti e sul quale valga la pena impegnarsi per un progetto sul lungo periodo, anzichè rimanere schiavi del presente senza neanche essere in grado di cambiarlo per aiutare chi soffre di più, come capita invece a tutti gli illuminati sostenitori del buon senso (il loro buon senso, naturalmente) come unico metro di giudizio e di azione politica. Siamo sopravvissuti a Veltroni, sopravviveremo anche a Renzi.