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Third-wayers

Sottotitolo: “Ciao fegato”.

Questo è più un flusso di coscienza, o un post fiume, che un vero articolo. Prendetelo per quello che è: una cosa scritta di getto, senza una tesi di fondo da discutere o dimostrare.

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Oggi ho trovato questa bella sorpresa in uni. “Idee&Lifestyle” riporta l’esperienza (mai abbastanza) passata della Conferenza di Firenze del 1999, dove tutti i principali fondatori e interpreti della Terza Via (da Blair a Schröder, passando per D’Alema) si riunirono per fare il punto sull’alternativa a liberalismo sfrenato e al socialismo monolitico: il dinamico fascismo moderato riformismo. In pratica la Prima Via che si deideologizza ovvero si spaccia non per un’ideologia o un’opinione, bensì per un fatto, una verità assoluta. Fu un grande successo. Lì per lì. Poi non andò benissimo. Blair vinse tre elezioni consecutive e gonfiò il PIL britannico, al costo di deindustrializzare il suo Paese (causa di degrado e disoccupazione nelle periferie e province inglesi e nel Galles): non appena la crisi compromise il modello economico britannico, abbandonò la nave in procinto di affondare a Gordon Brown, si convertì al cattolicesimo e rimase ad occuparsi della guerra in Iraq, un altro dei suoi successi; Clinton alzò le tasse e ridusse la spesa pubblica, mandando la sua superpotenza in pareggio di bilancio dopo decenni di debito in costante aumento, per poi farsi fregare per una relazione con la sua segretaria; D’Alema (e il resto della sinistra postcomunista) ebbe la fortuna che conosciamo: sconfitte intervallate a governi autori delle privatizzazioni più assurde e del federalismo più malsano; Schröder vinse due volte con il suo Nuovo Centro: la sua agenda 2010 piacque così tanto che si affrettò a concludere un accordo commerciale con Gazprom poco prima delle elezioni, per poi farsi assumere appena dopo la dura sconfitta; subì inoltre la scissione della sinistra della SPD che confluì nella Linke; Zapatero guidò una serie di governi molto progressisti per quanto riguardava i diritti civili, risultato encomiabile per un Paese più cattolico dell’Italia, adottando una rigida politica neoclassica in economia, ma a differenza di Blair la nave affondò con il suo capitano, consegnando il Paese all’improbabile Rajoy e al suo Partito Popolare. Vincenti o perdenti elettoralmente, gli esponenti della Terza Via hanno tutti lasciato dei partiti incapaci di vincere. SPD, PSOE, (New) Labour, Democrats americani, per non parlare del tortuoso percorso ulivista italiano, coronato da sporadici successi solo quando capeggiato da Prodi, un popolare. In America ci sono voluti Bush e Obama per invertire la situazione, mentre in Europa solo il PD italiano è arrivato alla guida di un governo (passando per la sconfitta di Bersani, premiata da un assurdo premio di maggioranza, e per delle elezioni europee stravinte che hanno stabilito nuovi rapporti di forza nel governo di coalizione). L’SPD è in grande coalizione con la (finora) inarrestabile Merkel, il PSOE cerca di diventare un partito per la classe lavoratrice, ma è impantanato dopo la scissione/fondazione di Podemos e il Labour guidato da Red Ed pare essere l’unico in grado di tornare al potere in tempi brevi, ma non è chiaro se riuscirà ad affrontare le sfide poste alla sua destra dallo UKIP, che in Inghilterra sta trascinando all’estrema destra il dibattito politico, e alla sua sinistra dallo Scottish National Party, che sembra di prosciugare i voti laburisti negli strategici seggi scozzesi.
Su IL ci sono quindi Blair, Clinton, Renzi e Valls che si fanno bocchini a vicenda, per dirla con Mr. Wolf. Capisco Clinton la cui moglie sembra tra l’altro in procinto di sostituire Obama alle prossime elezioni, capisco Blair che ancora si fa spacciare per un grande politico e stratega internazionale, capisco pure Renzi che “40%”, ma Valls, il cui partito è attualmente al 13%, che senso aveva invitarlo a dire la sua? Davvero sperano che possa imporsi in quello che si preannuncia come un duello fra la Le Pen e il compagno Sarkò? Così come sarebbe stato inopportuno far parlare D’Alema, Schröder, Veltroni o Zapatero, allo stesso modo non è inopportuno far pubblicizzare questo ritorno di fiamma della Prima Terza Via da uno che sta già fallendo hic et nunc? Forse stiamo sovrastimando l’intelligenza dei nostri avversari.

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Mr. “UK doesn’t need industry”.

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Mr. Still better than Bush.

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Mr. Disoccupazione al 13%.

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Mr. Partito al 13%.

In Europa oggi la sinistra vince dove è in contatto con le periferie e la classi lavoratrici. Cosa che non è facile neanche per i socialdemocratici svedesi, che pure lo vogliono fortemente, figurarsi per le elitiste sinistre mediterranee, dove il popolo è ancora considerato plebe e dove “essere in contatto” significa apparire e chiacchierare in tivvù. Dove la sinistra è parte con l’establishment, difficilmente riesce a vincere. E pure se vince conclude poco, a giudicare dai risultati. Eppure non basta denunciare una situazione di declino e di drammatico disagio per le tante persone in difficoltà per riuscire a dare un senso alla loro sofferenza. Né può bastare un personale impegno politico guidato da una presunta illuminazione politica. Serve un’attività politica collettiva che abbia per protagonisti quelli che hanno bisogno di una sinistra che li unisca e rafforzi. Oltre a rifiutare le sirene del liberalismo, serve costruire l’alternativa socialista. Luoghi, istituti e un linguaggio socialista, che non debbano più nulla alla retorica liberale e che non temano l’altra sirena che oggi emerge dietro un liberalismo in crisi: la sirena xenofoba, reazionaria e fascista, che critica il liberalismo non meno di noi, benché ne sia in realtà figlia (tipico di ogni Terza Via, indubbiamente). La necessità primaria è uscire dalle nostre isole di scontento per organizzarci. Da questo punto di vista, passare il tempo lamentarsi di ciò che scrive IL è certamente sbagliato o perlomeno incompleto. Ma oh, non potete capire che giornata di merda ho avuto oggi, lasciatemi respiro!

Innovatori de noantri

L’altro giorno (tipo mesi fa) ho scoperto le misure adottate dalla Mondadori per rispondere al calo di vendite e all’innovazione-sfida degli ebook, ha lanciato il Backflip, un libretto minuscolo che si legge in orizzontale e grande 1/6 del libro tradizionale. Si può sfogliare con il pollice senza difficoltà, ma se per caso vuoi tornare indietro fai prima a leggere le lettere che vedi in trasparenza oltre la carta velina in cui è realizzato. Clickate qui per maggiori informazioni.

E niente, più o meno l’innovazione in Italia è questo. Una continua lotta per ritardare il futuro, per spacciare a un pubblico drogato di cambiamento la solita minestra che si è bravissimi a preparare e che però fa un po’ schifo but TINA cioè There Is No Alternative, quindi o ti mangi ‘sta minestra o vai fuori dalla finestra per dirla alla nazional-popolare. E un po’ così funziona un po’ la nostra democrazia disfunzionale, in cui, letteralmente, non ci sono alternative alla corrente e presente conduzione del governo in particolare e della politica in generale. O meglio, l’alternativa c’è: il socialfascismo di Grillo e la sintesi di Salvini fra secessionisti e nazionalisti. Certo, sarebbe bello avere un’alternativa socialista e democratica ma, ehy, il PD è troppo impegnato a creare un partito-coalizione che raccolga vecchi pezzi di classe dirigente per smettere di essere il partito dell’establishment. E questo purtroppo è anche abbastanza indipendente dal fatto che ci sia Renzi come premier e segretario. Quindi niente, scegliete fra gli innovatori che sperano di tagliare fuori la necessità del cambiamento inventandosi una revisione demenziale di qualcosa di profondamente vecchio, e quelli che vogliono bruciare i libri tout court. La differenza è che intanto, nell’editoria italiana, gli ebook arrivano e arriveranno, per quanto in ritardo e ritardati dai geniacci dell’editoria convinti che una scannerizzazione di un libro cartaceo sia un ebook a tutti gli effetti (ah, l’efficienza del libero e privato mercato), ma arriveranno. Il Socialismo purtroppo ha un po’ di ostacoli in più, possiamo solo sperare che ad un certo punto si accetti la socialdemocrazia come unica via per sfuggire al ricatto di TINA e per costruire una società giusta sul base di una democrazia più sostanziale, nel frattempo rimane l’invito a mangiare l’immonda brodaglia o emigrare, e sorbirsi pure la loquacità delle barbe bianche che esaltano la libertà intrinseca nel dover compiere questa scelta.

Io sto con gli ariani

Non vedo l’ora che approvino il Jobs Act per fare domanda, essere subito assunto a random da chiunque, essere licenziato dopo tre anni, prima che scattino le tutele (ammesso che le tutele crescano così in fretta), scoprire che per il sussidio universale non ci stanno i fondi e poi poter finalmente emigrare in Germania, in Svezia o in Norvegia, assieme ai popoli ariani, mentre voi ve ne rimanete nei vostri cazzo di interminabili anni ’90.

Io sto con gli ariani. Che sono pure socialdemocratici (oppure son tedeschi, ma vabbè, questo lo sapevate già).

Nemo propheta in patria

Nemo propheta in patria

Domani ci aspettiamo un ovvio, e giustissimo, articolo di Claudio Cerasa sulla morte definitiva della ditta bersaniana ancora attiva nei luoghi della sconfitta. Un ovvio e ancor più giusto articolo di Francesco Cundari sui mali del ballottaggio, creatore di forzose maggioranze bulgare nei consigli cittadini, eteree invece nell’elettorato. E ancor più ovvi e non si sa fino a che punto giusti articoli sul trionfo a Bari.

Vero tutto, ma quando vieni battuto nelle tue roccaforti, c’è qualcosa di grave che non va e che non sei riuscito a capire. Quando l’elettorato diviene liquido, non puoi aspettarti che la forza di coesione intermolecolare lavori al posto tuo per mantenerti il consenso.

Qualcuno dovrebbe far presente ai vertici del Partito Democratico che hanno finalmente ottenuto la bicicletta che tanto volevano: consigliamo umilmente di pedalare.

PS: la foto risale al 5 Novembre 2013.

Pares cum paribus facillime congregantur.

È giusto che l’Italia aspiri a riformarsi e diventare una repubblica presidenziale o semi-presidenziale, come i suoi pari nel resto della scena internazionale, rispettivamente i Paesi dell’America Latina e dell’Africa coloniale francese.

Twitter / DMiliband: Matteo Renzi has earned his chance. He is intelligent and passionate about Italy’s needs. New new Labour.

E quando il tuo ultimo supporter rimane Dave Miliband (il fratello liberista che ha perso contro Ed, quello che corre verso la vittoria alle prossime elezioni britanniche), tanto vale che ti rassegni.

Per inciso, David Miliband è quello che Renzi doveva essere: sconfitto dall’apparato se n’è andato a lavorare a NY.

Twitter / DMiliband: Matteo Renzi has earned his chance. He is intelligent and passionate about Italy’s needs. New new Labour.

Confronto fra candidati alla Segreteria.

Mi sono stappato una lattina e ora mi vedo il confronto fra i tre candidati Caronte del Partito Democratico in onda su sky e tv geloniana.

Programma della serata:
21:00 – “Daje Cuperlo!”
21:07 – “Comunque questo format fa schifo…”
21:14 – “Momento 101 incoming.”
21:20 – “Minchia, Matte’, tiratela n’altro po’ e parte la gang bang”.
21.30 – “Il canale si cambia, cambiandolo”.
21:31 – “Tutto molto bello, ma… Civati, ‘sta cazzo di barbetta adolescenziale, porcoddue?”
21:38 – “Cantajele, Gianni! Fagli vedere che vuol dire aver studiato Gramsci!”
21:39 – “Gianni, santiddio, quando il nemico porge il fianco, è d’obbligo affondare, non si può sopportare ‘sto mare di melassa buonista!”
21.42 – “Un’altra volta che dice ‘nella mia città’ e giuro che torno in Italia a spaccargli la faccia!”
21.43 – ‘Nella mia città’
21.43 – ragequit
21.46 – rientro
21.49 – “Siamo già al dopo-Berlusconi”.
21.55 – “Ed ecco un altro Papa che entra nel Pantheon”.
21.56 – “Benvenuto anche a te Andreotti”.
21.57 – “Benvenuto Pino Chet”.
21.59 – “Ho già detto che questo format fa schifo?”
22:00 – “Che bello, X ha superato più fact-checking di tutti! E Renzi è considerato il vincitore del dibattito”.
22:01 – altra birra e visione dell’ultima puntata di Gazebo per consolarmi.
03:58 – “Piddini di merda, non ve lo meritate Cuperlo, appena finisce ‘sta pagliacciata rifacciamo il grande partito della Sinistra, stronzi! Next time without Italy/Weltroni!”
05:20 – Sogni sul Socialismo.
12.35 – Risveglio sudatissimo.

Chiarimenti.

Chiariamo un equivoco molto diffuso, anche fra i nostri e le persone per bene.

Subalternità culturale è essere convinti, per fare qualche esempio, che il finanziamento pubblico ai partiti, esistente in ogni democrazia civile e geograficamente più estesa della Svizzera (NO, India, Iran e Pakistan NON SONO democrazie), sia sbagliato, o che un big government sia la nemesi di un settore privato dinamico, o che il problema della disoccupazione giovanile abbia origine nell’occupazione dei più anziani, o che il bipolarismo vada salvato attraverso una legge elettorale che riduca il valore del voto realmente espresso alle urne.

Applaudire gli interventi di Davide Serra contro i pensionati e la sanità pubblica, e gli interventi di Renzi tesi a difendere persino il Porcellum contro l’ipotesi di un proporzionale, è semplicemente essere stronzi.

La Sinistra dei progetti e delle visioni

Stamane mi sono imbattuto in quella che mi sembra una buona incarnazione dell’identità che potrebbe assumere la sinistra italiana una volta che la dirigenza del Partito Democratico avrà esaurito questo prematuro band-wagon nei confronti di Matteo Renzi.

La piattaforma digitale sulla quale ho trovato questa perla è Ateniesi.it, il luogo dove tutti gli intellettuali o aspiranti tali renziani si riuniscono per parlar male della figura dell’intellettuale nel mondo contemporaneo.

Dopo aver spiegato che è colpa dei comunisti (che fantasia, eh? E non dimentichiamoci che per i renziani i comunisti non solo esistono ancora, ma sono stati alla guida della sinistra dal crollo del Muro di Berlino) se la sinistra è stata per 20 anni subalterna a Berlusconi e alla destra, e dopo aver elencato in 4 righe i difetti della struttura del PD che Renzi spazzerà via con l’aiuto di Franceschini e Bassolino, il simbolo vivente fornisce qualche dato sul quale varrebbe la pena riflettere: oggi il Pd è il primo partito tra pensionati e dipendenti pubblici. Le categorie maggiormente rappresentate dalla Cgil. E’ invece il terzo partito tra gli operai, il terzo tra i liberi professionisti e il secondo tra gli studenti. Invertire questa tendenza significa iniziare a mettere in discussione il rapporto con il sindacato..

Premetto che, pur nella totale assenza di fonti, accetto questi verosimili dati come reali (e fra queste parentesi forse potrete vedere il link diretto ad uno studio in merito, non appena ne troverò uno).
Ora, dello scollamento del PD dalla maggior parte delle categorie e dalla realtà in genere lo sappiamo già. C’è un motivo se non l’abbiamo mai votato, nelle nostre pur brevi e giovani vite da elettorato attivo. Un partito di sinistra, sembra riconoscerlo anche l’ateniese in questione, dovrebbe curarsi maggiormente degli interessi di operai e dei liberi professionisti, anche; voglio dire, avranno certamente interessi simili anche sul lungo termine; e poi noi siamo il grande centro, siamo pronti a comporre i conflitti, tutti quanti, come diceva Veltroni e come cercava di fare anche Bersani lottizzando la segreteria. Perdonate lo sproloquio. Ad ogni modo, se siete lettori acuti a cui piace dimenticarsi di se stessi per vagare con la propria mente, forse avrete notato che non c’è nessun riferimento ai precari o ai disoccupati. Avete presente i precari? Sì, quei tizi che lavorano come schiavi, con la testa bassa, impauriti dai loro datori di lavoro o dai loro colleghi più fortunati, ma che a differenza degli schiavi non hanno i mezzi materiali per metter su famiglia o la garanzia di aver sempre un tetto sulla testa. Bene, gli ateniesi e la CGIL da oggi hanno punto in comune: non sanno cosa sia un precario. La CGIL si limita infatti a inserirli nella categoria lavorativa di competenza (finchè lavorano). Nonostante i renziani non si pongano tanti problemi su queste utili e sacrificabili formiche operaie, sanno che essi dovranno diventare la normalità: il posto fisso non potrà più essere la regola nel futuro verso il quale siamo in marcia, perché è semplicemente insostenibile. Oh, e poi se la prendono con la decrescita felice. Se non altro, ci si propone di accompagnare nel suo percorso di reinserimento chi in un dato momento si trova senza posto di lavoro, sostenendolo economicamente e con una formazione professionale degna di questo nome, che non faccia solo l’interesse dei formatori. Meno male che insegnare a qualcuno a lavorare in un call center non costa quasi niente. Per lavori più complessi, i renziani si propongono di garantire l’onniscienza professionale, o qualcosa del genere, visto che è inutile continuare a studiare per lauree inutili e che è privo di senso che un lavoratore cerchi di specializzarsi e di eccellere in un’operazione che abbandonerà nel giro di due o tre anni. O forse sperano in una nuova etica del lavoro che convinca la persone a lavorare (bene) aggratis, tipo come pretendono i pentastellati quando cercano segretari, assistenti o consulenti.

Parliamo ora dei disoccupati cominciando dalla fiducia che essi ripongono nei principali schieramenti politici. In particolare, vediamo che fra questi il PD è il terzo partito, surclassato facilmente da CDX e M5S. Magari un bagno di realtà fra questi individui non farebbe male, soprattutto quando ci si dichiara di sinistra e volenterosi di rivolgersi ad un elettorato che non trova rappresentanza nella CGIL. Ammesso e non concesso che con questa dichiarazione d’intenti non si faccia riferimento a Davide Serra e altri imprenditori rampanti che giusto su Ballarò possono essere accettati come rappresentanti della categoria. Non stupiamoci però se poi un comico con la fobia del pettine proclama che destra e sinistra non esistono più.

Arriviamo al succo della questione, al motivo scatenante che ha convinto a fare questo pur misero post. Abbiamo già appurato che Renzi viene, comprensibilmente, visto come il demiurgo del benessere futuro. Contrapposto alla Sinistra definita come post-comunista (benchè post-comunisti e post-democristiani si siano già ben mischiati nel sostenere o osteggiare Renzi, ma comprendiamo che l’esigenza di imporre una certa narrazione sia impellente). Quindi una Sinistra vecchia e incapace di vivere nel presente, benchè il suo elettorato nel presente ci stia letteralmente affogando. Una sinistra che confonde l’uguaglianza con l’egualitarismo [cit.]. Ecco, a questo punto qualche domanda me la son fatta. Ho anche ripreso un vocabolario in mano. La differenza fra l’uguaglianza intesa come identità matematica e l’egualitarismo ce l’ho bene in mente; ma qui si parla di uguaglianza sociale, quindi siamo su un altro piano di discussione. Niente, è un mistero, sono proprio confuso. E allora forse questo post ha colpito nel segno. Però poi mi riprendo e comincio a riorganizzare le idee. Partiamo da zero. Cos’è l’uguaglianza sociale? Bene, non voglio ammorbarvi di Popper e di altre barbe bianche (per di più liberali, benchè sconosciuti ai nostri liberali italiani di sinistra, convinti che Von Mises fosse un generale austriaco nel Lombardo-Veneto e che Von Hayek fosse un gerarca nazista). Così ho pensato: l’uguaglianza sociale è una teoria che descrive una situazione nella quale tutti gli individui godono di pari diritti, doveri e opportunità. Uhm, un tantino generico, ma visto che l’obiettivo è capire la differenza fra A (uguaglianza) e B (egualitarismo) e non descrivere e trattare minuziosamente A, direi che mi posso accontentare, almeno per ora. Cos’è allora l’egualitarismo? Meh, questa è un po’ più difficile, ci sono varie idee e vari ambiti in cui se ne può parlare. Di certo è un’idea che propugna il perseguimento di una maggiore uguaglianza fra gli individui. Che tipo di uguaglianza? Dipende dai propri valori: di fronte alla legge, fra i sessi, fra le fedi religiose, uguaglianza di opportunità, uguaglianza materiale. Allora ho pensato: in base al tipo di uguaglianza che ricerchi, sei un tipo di egualitarista. Mamma mia, di questo passo potrò scrivere perle filosofiche su FutureDem.

Bene, tiriamo qualche somma. Siccome desidero ardentemente una società in cui tutti gli individui abbiano le stesse opportunità, non accontentandomi del livello formale, bensì aspirando anche a quello sostanziale, come dice anche la nostra Costituzione, frutto, come ogni democrazia, del compromesso fra liberalismo e egualitarismo. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese..

Ecco, allora per me l’uguaglianza è il centro del bersaglio di un’Italia più giusta e più felice, mentre l’egualitarismo è la freccia da scoccare. Ora so la differenza. O perlomeno credo di saperla. Almeno, spero mi possiate riconoscere che non ho usato paroloni difficili, tipo catoblepismo e mobilitazione cognitiva, ché poi altrimenti i liberali di Ateniesi.it non mi capiscono, benchè la mobilitazione cognitiva sia farina del sacco di Von Hayek. “Von Hayek? E chi è? Un gerarca nazista?” “Sì, e Von Mises era l’aiutante di campo di Radetzky, ora torna pure a invocare la rivoluzione liberale”.

E’ questo che siamo. La Sinistra che non confonde uguaglianza e egualitarismo, ma che comprende di essere considerata cosa aliena da chi si è ormai rassegnato alla conservazione sociale e pensa di poter migliorare l’Italia a furia di luoghi comuni. Sembra che saremo ancora una minoranza nel campo della sinistra parlamentare, ma abbiamo fiducia, a giudicare dall’attivismo civico sempre più forte al di fuori della politica odierna, che il nostro sia il terreno più fertile, l’unico che potrà dare frutti e sul quale valga la pena impegnarsi per un progetto sul lungo periodo, anzichè rimanere schiavi del presente senza neanche essere in grado di cambiarlo per aiutare chi soffre di più, come capita invece a tutti gli illuminati sostenitori del buon senso (il loro buon senso, naturalmente) come unico metro di giudizio e di azione politica. Siamo sopravvissuti a Veltroni, sopravviveremo anche a Renzi.

Sogno kazako di una notte di mezza estate.

Vado ora ad esporre le ultime vicende, correlate alla riconsegna di una pericolosa extra-comunitaria e della sua figlia al loro Paese. Giustapporrò gli eventi con la stessa razionalità che porta alla creazione di una macchia di Rorschach.

BOOM!

E’ successo! Doveva succedere! Dopo che i giornalisti hanno passato gli ultimi due mesi a gridarla per ogni cazzata, dagli F-35 alla Santanchè, dal rinvio de [metti qui una tassa impopolare a tua scelta] al dibattito se fosse più buono il gelato al pistacchio o quello al cioccolato, dopo tutte queste tirate, ce la siamo tirata addosso, appunto: la crisi di governo.

Certo, ancora non succede niente. E’ ancora in fieri la mozione SEL-M5S (e ogni eventuale maggioranza) sulla sfiducia al povero Angelino, il quale è stato stranamente accusato dal suo ex-capo di gabinetto, Procaccini, di essere invece stato informato di tutto.

“Ma insomma Procaccì, tu ti dovevi dimette per prenderti la colpa, ma che hai capito?”

Meno male che Silvio ha già spiegato tutto: “colpa dei burocrati e delle toghe rosse”. Eddaje Sirvio, ormai ‘sta robba la usi pure per Angelino, svaria un po’, dì che è un complotto pluto-giudaico-massonico, per esempio. Sarebbe una novità e fa anche molto anni ‘20.

Quanto al PD, è così unanime nella reazione all’intervento del Ministro degli Interni al Parlamento (“Io non c’ero e se c’ero dormivo”) che quasi certamente non voterà nessuna sfiducia al suddetto, nella speranza che egli si ravveda e si dimetta da solo. E poi magari Berlusconi fa voto di castità e i nostri creditori ci annullano il debito.

Sono ancora silenti i franceschiniani. Quelli che in questo governissimo ci hanno sempre creduto e ci credono ancora. Ora, non voglio imporvi la mia personale visione del mondo ultraterreno, ma mi pare che Dante parlasse di un girone all’inferno per gente come loro, “gli stupidi che cagano il cazzo” (sic!). Non ricordo dove l’ho letto, mi pare fosse “Inferno” di Dan Brown.
Dicevamo, i franceschiniani tacciono. Sanno che se Alfano venisse sfiduciato, potrebbe crollare il governo (de ja vu?). E’ lui infatti che bilancia il comunistissimo Letta, vice-segretario del PD. Se se ne va Alfano, come lo si sostituisce? E se non lo sostituisce adeguatamente, ossia con un’altra capasanta pidiellina, Berlusconi non potrebbe che uscire dalla maggioranza. E a quel punto* si dovrebbero fare nuove elezioni. Una nuova sfiancante campagna elettorale di supercazzole. Oltre 300 milioni spesi per questa cretinata di chiedere a dei cretini da quali cretini vogliono farsi prendere per cretini, nota anche come processo democratico. Solo a quel punto, dando per scontato che il M5S esista ancora e raccolga più del 15% dei voti, mantenendo la linea del No ad ogni alleanza, si potrebbe finalmente ricostituire un nuovo governo di grandi intese.

* = in verità potrebbe anche formarsi una nuova maggioranza fra PD e M5S. Peccato solo che fra M5S ed ex-popolari del PD sia in atto un’autentica gara fra criceti.

In verità c’è un dettaglio che ho taciuto: il Congresso del PD che si terrà in autunno (a meno che non riescano a rimandarlo ulteriormente). In vista di esso, i renziani, da primi sostenitori del governissimo, adesso lanciano saette sui loro alleati ad ogni occasione, Letta compreso, desiderosi di apparire pronti allo scontro e di mettere in difficoltà lo scomodo inquilino di Palazzo Chigi. Gianni Cuperlo, l’intellettuale di Botteghe Oscure riesposto alla luce del Sole appositamente per giungere alla Segreteria estromettendo renziani, bersaniani e franceschiniani, è stato inoltre il primo a chiedere direttamente le dimissioni del vice-premier. Tenere il Congresso durante una situazione particolarmente tesa potrebbe scompigliare le carte in tavola. Sia che si vada ad elezioni, sia che il governo (r)esista ancora traballando, sia che si prospetti una collaborazione concreta con il Movimento 5 Stelle, si può generare sufficiente tensione perché quello che, nonostante tutto, rimane il primo partito del centro-sigh-nistra italiano, sia costretto a dotarsi di una vera linea d’azione. Sarebbe una novità esplosiva.

Morale della storia:
Morto un dittatore libico, se ne fa uno kazako.