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Confronto fra candidati alla Segreteria.

Mi sono stappato una lattina e ora mi vedo il confronto fra i tre candidati Caronte del Partito Democratico in onda su sky e tv geloniana.

Programma della serata:
21:00 – “Daje Cuperlo!”
21:07 – “Comunque questo format fa schifo…”
21:14 – “Momento 101 incoming.”
21:20 – “Minchia, Matte’, tiratela n’altro po’ e parte la gang bang”.
21.30 – “Il canale si cambia, cambiandolo”.
21:31 – “Tutto molto bello, ma… Civati, ‘sta cazzo di barbetta adolescenziale, porcoddue?”
21:38 – “Cantajele, Gianni! Fagli vedere che vuol dire aver studiato Gramsci!”
21:39 – “Gianni, santiddio, quando il nemico porge il fianco, è d’obbligo affondare, non si può sopportare ‘sto mare di melassa buonista!”
21.42 – “Un’altra volta che dice ‘nella mia città’ e giuro che torno in Italia a spaccargli la faccia!”
21.43 – ‘Nella mia città’
21.43 – ragequit
21.46 – rientro
21.49 – “Siamo già al dopo-Berlusconi”.
21.55 – “Ed ecco un altro Papa che entra nel Pantheon”.
21.56 – “Benvenuto anche a te Andreotti”.
21.57 – “Benvenuto Pino Chet”.
21.59 – “Ho già detto che questo format fa schifo?”
22:00 – “Che bello, X ha superato più fact-checking di tutti! E Renzi è considerato il vincitore del dibattito”.
22:01 – altra birra e visione dell’ultima puntata di Gazebo per consolarmi.
03:58 – “Piddini di merda, non ve lo meritate Cuperlo, appena finisce ‘sta pagliacciata rifacciamo il grande partito della Sinistra, stronzi! Next time without Italy/Weltroni!”
05:20 – Sogni sul Socialismo.
12.35 – Risveglio sudatissimo.

Chiarimenti.

Chiariamo un equivoco molto diffuso, anche fra i nostri e le persone per bene.

Subalternità culturale è essere convinti, per fare qualche esempio, che il finanziamento pubblico ai partiti, esistente in ogni democrazia civile e geograficamente più estesa della Svizzera (NO, India, Iran e Pakistan NON SONO democrazie), sia sbagliato, o che un big government sia la nemesi di un settore privato dinamico, o che il problema della disoccupazione giovanile abbia origine nell’occupazione dei più anziani, o che il bipolarismo vada salvato attraverso una legge elettorale che riduca il valore del voto realmente espresso alle urne.

Applaudire gli interventi di Davide Serra contro i pensionati e la sanità pubblica, e gli interventi di Renzi tesi a difendere persino il Porcellum contro l’ipotesi di un proporzionale, è semplicemente essere stronzi.

“Caro Cuperlo, avremo mai il coraggio di affermare che le ineguaglianze non sono il vero problema?

Il nostro obiettivo deve consistere nella convivenza pacifica e felice tra ineguali, perché la diversità è l’essenza stessa dell’umanità. La chiave consiste nella ricerca di dignità individuale: una vita dignitosa non è una competizione senza ineguaglianze, dove tutti i corridori arriverebbero a destinazione nello stesso preciso istante, ma un percorso che tutti i partecipanti riescono a terminare.

La Sinistra moderna non deve decidere i tempi di arrivo né penalizzare chi corre troppo veloce, al contrario, deve tendere una mano agli ultimi, sostenendoli durante il cammino. Il contributo che noi, quindi, possiamo dare alla società, non è quello di giudici morali o di parificatori economici, bensì quello di portatori di dignità e felicità.

Nonostante negli ultimi 30 anni l’1% più ricco della popolazione abbia visto crescere il proprio reddito di 277 volte grazie all’aumento della produttività e alla scoperta di nuove tecnologie, allo stesso tempo, 200 milioni di persone in meno muoiono di fame e un miliardo di persone in più può accedere all’acqua potabile. Considerando che il 40% degli alimenti prodotti nel mondo non viene consumato e che 800 milioni di persone sono denutrite, dobbiamo ancora impegnarci molto perché tutti ottengano condizioni di vita dignitose: cibo, acqua, elettricità, istruzione, opportunità.

Il problema, comunque, non può essere risolto attraverso una mera redistribuzione di risorse, perché gli sprechi rimarrebbero. Cambiamo punto di vista: elaboriamo politiche pubbliche che riciclino le eccedenze e continuiamo ad investire nelle nuove tecnologie, essenziali, fin dalla scoperta del fuoco, alla creazione di benessere.

Le persone plasmano il mercato: domandano, offrono, intessono relazioni, creano beni e bisogni. Non è un’entità autonoma, informe, che conduce gli uomini senza limiti, ma, al contrario, si tratta di una realtà di fatto, un processo verticale influenzato dal basso attraverso le azioni individuali.

La libertà economica è uno dei fondamenti della democrazia: un mercato aperto, concorrenziale e liberale è quanto di più eguale e dignitoso a cui i cittadini possano aspirare. Dobbiamo mirare a garantire la libertà di mercato, combattendo i monopoli che lo ingessano, l’eccessiva pressione fiscale e il corporativismo sfrenato che sta divorando il nostro Paese. Tuteliamo il mercato dagli interessi delle singole categorie in nome dell’interesse generale e di eguali opportunità di partenza per tutti.

Vogliamo uno Stato che decida cosa è giusto per i cittadini o uno Stato che sia garante della libertà dei cittadini? Qui si pone la scelta fondamentale tra giustizia sociale come garanzia di diritti o come giudizio sulle scelte degli individui. La persona, e con questa la sua libertà, viene prima di tutto, e non deve venire mai cancellata per qualsiasi idea o per qualsiasi senso, perché è la persona che li crea.

Non è compito nostro redistribuire le risorse private, perché non siamo superiori agli altri, non siamo «più uguali di loro», non abbiamo il diritto di decidere al posto loro. Possiamo, però, iniziare a ragionare sulla gestione dei beni pubblici, argomento sul quale potremmo trovare una convergenza con i nostri cittadini. Abbiamo sempre parlato a tutti, ora dovremmo iniziare a farlo anche nella loro lingua, oltre che nella nostra.

Se riducessimo la burocrazia e semplificassimo le leggi, per facilitare la vita delle persone senza complicarla, se smettessimo di concepire lo Stato come un ammortizzatore sociale, se pensassimo all’austerità come all’idea che neanche un centesimo pubblico debba essere sperperato, se la legalità venisse applicata ovunque, se lo Stato fosse meno ingombrante e la pressione fiscale più bassa, le diseguaglianze non rappresenterebbero un problema, perché avremmo una piattaforma comune ricca e prosperosa per tutti.

La nuova Sinistra non avrà alcuna supremazia morale sui cittadini. Saprà accoglierli, ascoltarli e rappresentarli. Avrà l’obiettivo di governare, non di comandare. Sarà democratica, perché saprà coniugare le ragioni del popolo all’esperienza dei tecnici. E difenderà le libertà individuali fin quando non metteranno a repentaglio quelle altrui.”

Giulio del Balzo, nemico del popolo ed esponente della sinistra moderna.

Quelli che vedono la favela brasiliana che cresce felicemente fianco a fianco al grattacielo extralusso e lo chiamano “progresso”.

Lavoriamo per un futuro senza questi oziosi perdigiorno, per il bene dei più deboli, come i precari, i disoccupati e tutti gli oppressi e gli sfruttati. E ovviamente anche per Fluttershy e per 60’s Spidey.

La Sinistra dei progetti e delle visioni

Stamane mi sono imbattuto in quella che mi sembra una buona incarnazione dell’identità che potrebbe assumere la sinistra italiana una volta che la dirigenza del Partito Democratico avrà esaurito questo prematuro band-wagon nei confronti di Matteo Renzi.

La piattaforma digitale sulla quale ho trovato questa perla è Ateniesi.it, il luogo dove tutti gli intellettuali o aspiranti tali renziani si riuniscono per parlar male della figura dell’intellettuale nel mondo contemporaneo.

Dopo aver spiegato che è colpa dei comunisti (che fantasia, eh? E non dimentichiamoci che per i renziani i comunisti non solo esistono ancora, ma sono stati alla guida della sinistra dal crollo del Muro di Berlino) se la sinistra è stata per 20 anni subalterna a Berlusconi e alla destra, e dopo aver elencato in 4 righe i difetti della struttura del PD che Renzi spazzerà via con l’aiuto di Franceschini e Bassolino, il simbolo vivente fornisce qualche dato sul quale varrebbe la pena riflettere: oggi il Pd è il primo partito tra pensionati e dipendenti pubblici. Le categorie maggiormente rappresentate dalla Cgil. E’ invece il terzo partito tra gli operai, il terzo tra i liberi professionisti e il secondo tra gli studenti. Invertire questa tendenza significa iniziare a mettere in discussione il rapporto con il sindacato..

Premetto che, pur nella totale assenza di fonti, accetto questi verosimili dati come reali (e fra queste parentesi forse potrete vedere il link diretto ad uno studio in merito, non appena ne troverò uno).
Ora, dello scollamento del PD dalla maggior parte delle categorie e dalla realtà in genere lo sappiamo già. C’è un motivo se non l’abbiamo mai votato, nelle nostre pur brevi e giovani vite da elettorato attivo. Un partito di sinistra, sembra riconoscerlo anche l’ateniese in questione, dovrebbe curarsi maggiormente degli interessi di operai e dei liberi professionisti, anche; voglio dire, avranno certamente interessi simili anche sul lungo termine; e poi noi siamo il grande centro, siamo pronti a comporre i conflitti, tutti quanti, come diceva Veltroni e come cercava di fare anche Bersani lottizzando la segreteria. Perdonate lo sproloquio. Ad ogni modo, se siete lettori acuti a cui piace dimenticarsi di se stessi per vagare con la propria mente, forse avrete notato che non c’è nessun riferimento ai precari o ai disoccupati. Avete presente i precari? Sì, quei tizi che lavorano come schiavi, con la testa bassa, impauriti dai loro datori di lavoro o dai loro colleghi più fortunati, ma che a differenza degli schiavi non hanno i mezzi materiali per metter su famiglia o la garanzia di aver sempre un tetto sulla testa. Bene, gli ateniesi e la CGIL da oggi hanno punto in comune: non sanno cosa sia un precario. La CGIL si limita infatti a inserirli nella categoria lavorativa di competenza (finchè lavorano). Nonostante i renziani non si pongano tanti problemi su queste utili e sacrificabili formiche operaie, sanno che essi dovranno diventare la normalità: il posto fisso non potrà più essere la regola nel futuro verso il quale siamo in marcia, perché è semplicemente insostenibile. Oh, e poi se la prendono con la decrescita felice. Se non altro, ci si propone di accompagnare nel suo percorso di reinserimento chi in un dato momento si trova senza posto di lavoro, sostenendolo economicamente e con una formazione professionale degna di questo nome, che non faccia solo l’interesse dei formatori. Meno male che insegnare a qualcuno a lavorare in un call center non costa quasi niente. Per lavori più complessi, i renziani si propongono di garantire l’onniscienza professionale, o qualcosa del genere, visto che è inutile continuare a studiare per lauree inutili e che è privo di senso che un lavoratore cerchi di specializzarsi e di eccellere in un’operazione che abbandonerà nel giro di due o tre anni. O forse sperano in una nuova etica del lavoro che convinca la persone a lavorare (bene) aggratis, tipo come pretendono i pentastellati quando cercano segretari, assistenti o consulenti.

Parliamo ora dei disoccupati cominciando dalla fiducia che essi ripongono nei principali schieramenti politici. In particolare, vediamo che fra questi il PD è il terzo partito, surclassato facilmente da CDX e M5S. Magari un bagno di realtà fra questi individui non farebbe male, soprattutto quando ci si dichiara di sinistra e volenterosi di rivolgersi ad un elettorato che non trova rappresentanza nella CGIL. Ammesso e non concesso che con questa dichiarazione d’intenti non si faccia riferimento a Davide Serra e altri imprenditori rampanti che giusto su Ballarò possono essere accettati come rappresentanti della categoria. Non stupiamoci però se poi un comico con la fobia del pettine proclama che destra e sinistra non esistono più.

Arriviamo al succo della questione, al motivo scatenante che ha convinto a fare questo pur misero post. Abbiamo già appurato che Renzi viene, comprensibilmente, visto come il demiurgo del benessere futuro. Contrapposto alla Sinistra definita come post-comunista (benchè post-comunisti e post-democristiani si siano già ben mischiati nel sostenere o osteggiare Renzi, ma comprendiamo che l’esigenza di imporre una certa narrazione sia impellente). Quindi una Sinistra vecchia e incapace di vivere nel presente, benchè il suo elettorato nel presente ci stia letteralmente affogando. Una sinistra che confonde l’uguaglianza con l’egualitarismo [cit.]. Ecco, a questo punto qualche domanda me la son fatta. Ho anche ripreso un vocabolario in mano. La differenza fra l’uguaglianza intesa come identità matematica e l’egualitarismo ce l’ho bene in mente; ma qui si parla di uguaglianza sociale, quindi siamo su un altro piano di discussione. Niente, è un mistero, sono proprio confuso. E allora forse questo post ha colpito nel segno. Però poi mi riprendo e comincio a riorganizzare le idee. Partiamo da zero. Cos’è l’uguaglianza sociale? Bene, non voglio ammorbarvi di Popper e di altre barbe bianche (per di più liberali, benchè sconosciuti ai nostri liberali italiani di sinistra, convinti che Von Mises fosse un generale austriaco nel Lombardo-Veneto e che Von Hayek fosse un gerarca nazista). Così ho pensato: l’uguaglianza sociale è una teoria che descrive una situazione nella quale tutti gli individui godono di pari diritti, doveri e opportunità. Uhm, un tantino generico, ma visto che l’obiettivo è capire la differenza fra A (uguaglianza) e B (egualitarismo) e non descrivere e trattare minuziosamente A, direi che mi posso accontentare, almeno per ora. Cos’è allora l’egualitarismo? Meh, questa è un po’ più difficile, ci sono varie idee e vari ambiti in cui se ne può parlare. Di certo è un’idea che propugna il perseguimento di una maggiore uguaglianza fra gli individui. Che tipo di uguaglianza? Dipende dai propri valori: di fronte alla legge, fra i sessi, fra le fedi religiose, uguaglianza di opportunità, uguaglianza materiale. Allora ho pensato: in base al tipo di uguaglianza che ricerchi, sei un tipo di egualitarista. Mamma mia, di questo passo potrò scrivere perle filosofiche su FutureDem.

Bene, tiriamo qualche somma. Siccome desidero ardentemente una società in cui tutti gli individui abbiano le stesse opportunità, non accontentandomi del livello formale, bensì aspirando anche a quello sostanziale, come dice anche la nostra Costituzione, frutto, come ogni democrazia, del compromesso fra liberalismo e egualitarismo. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese..

Ecco, allora per me l’uguaglianza è il centro del bersaglio di un’Italia più giusta e più felice, mentre l’egualitarismo è la freccia da scoccare. Ora so la differenza. O perlomeno credo di saperla. Almeno, spero mi possiate riconoscere che non ho usato paroloni difficili, tipo catoblepismo e mobilitazione cognitiva, ché poi altrimenti i liberali di Ateniesi.it non mi capiscono, benchè la mobilitazione cognitiva sia farina del sacco di Von Hayek. “Von Hayek? E chi è? Un gerarca nazista?” “Sì, e Von Mises era l’aiutante di campo di Radetzky, ora torna pure a invocare la rivoluzione liberale”.

E’ questo che siamo. La Sinistra che non confonde uguaglianza e egualitarismo, ma che comprende di essere considerata cosa aliena da chi si è ormai rassegnato alla conservazione sociale e pensa di poter migliorare l’Italia a furia di luoghi comuni. Sembra che saremo ancora una minoranza nel campo della sinistra parlamentare, ma abbiamo fiducia, a giudicare dall’attivismo civico sempre più forte al di fuori della politica odierna, che il nostro sia il terreno più fertile, l’unico che potrà dare frutti e sul quale valga la pena impegnarsi per un progetto sul lungo periodo, anzichè rimanere schiavi del presente senza neanche essere in grado di cambiarlo per aiutare chi soffre di più, come capita invece a tutti gli illuminati sostenitori del buon senso (il loro buon senso, naturalmente) come unico metro di giudizio e di azione politica. Siamo sopravvissuti a Veltroni, sopravviveremo anche a Renzi.

Sogno kazako di una notte di mezza estate.

Vado ora ad esporre le ultime vicende, correlate alla riconsegna di una pericolosa extra-comunitaria e della sua figlia al loro Paese. Giustapporrò gli eventi con la stessa razionalità che porta alla creazione di una macchia di Rorschach.

BOOM!

E’ successo! Doveva succedere! Dopo che i giornalisti hanno passato gli ultimi due mesi a gridarla per ogni cazzata, dagli F-35 alla Santanchè, dal rinvio de [metti qui una tassa impopolare a tua scelta] al dibattito se fosse più buono il gelato al pistacchio o quello al cioccolato, dopo tutte queste tirate, ce la siamo tirata addosso, appunto: la crisi di governo.

Certo, ancora non succede niente. E’ ancora in fieri la mozione SEL-M5S (e ogni eventuale maggioranza) sulla sfiducia al povero Angelino, il quale è stato stranamente accusato dal suo ex-capo di gabinetto, Procaccini, di essere invece stato informato di tutto.

“Ma insomma Procaccì, tu ti dovevi dimette per prenderti la colpa, ma che hai capito?”

Meno male che Silvio ha già spiegato tutto: “colpa dei burocrati e delle toghe rosse”. Eddaje Sirvio, ormai ‘sta robba la usi pure per Angelino, svaria un po’, dì che è un complotto pluto-giudaico-massonico, per esempio. Sarebbe una novità e fa anche molto anni ‘20.

Quanto al PD, è così unanime nella reazione all’intervento del Ministro degli Interni al Parlamento (“Io non c’ero e se c’ero dormivo”) che quasi certamente non voterà nessuna sfiducia al suddetto, nella speranza che egli si ravveda e si dimetta da solo. E poi magari Berlusconi fa voto di castità e i nostri creditori ci annullano il debito.

Sono ancora silenti i franceschiniani. Quelli che in questo governissimo ci hanno sempre creduto e ci credono ancora. Ora, non voglio imporvi la mia personale visione del mondo ultraterreno, ma mi pare che Dante parlasse di un girone all’inferno per gente come loro, “gli stupidi che cagano il cazzo” (sic!). Non ricordo dove l’ho letto, mi pare fosse “Inferno” di Dan Brown.
Dicevamo, i franceschiniani tacciono. Sanno che se Alfano venisse sfiduciato, potrebbe crollare il governo (de ja vu?). E’ lui infatti che bilancia il comunistissimo Letta, vice-segretario del PD. Se se ne va Alfano, come lo si sostituisce? E se non lo sostituisce adeguatamente, ossia con un’altra capasanta pidiellina, Berlusconi non potrebbe che uscire dalla maggioranza. E a quel punto* si dovrebbero fare nuove elezioni. Una nuova sfiancante campagna elettorale di supercazzole. Oltre 300 milioni spesi per questa cretinata di chiedere a dei cretini da quali cretini vogliono farsi prendere per cretini, nota anche come processo democratico. Solo a quel punto, dando per scontato che il M5S esista ancora e raccolga più del 15% dei voti, mantenendo la linea del No ad ogni alleanza, si potrebbe finalmente ricostituire un nuovo governo di grandi intese.

* = in verità potrebbe anche formarsi una nuova maggioranza fra PD e M5S. Peccato solo che fra M5S ed ex-popolari del PD sia in atto un’autentica gara fra criceti.

In verità c’è un dettaglio che ho taciuto: il Congresso del PD che si terrà in autunno (a meno che non riescano a rimandarlo ulteriormente). In vista di esso, i renziani, da primi sostenitori del governissimo, adesso lanciano saette sui loro alleati ad ogni occasione, Letta compreso, desiderosi di apparire pronti allo scontro e di mettere in difficoltà lo scomodo inquilino di Palazzo Chigi. Gianni Cuperlo, l’intellettuale di Botteghe Oscure riesposto alla luce del Sole appositamente per giungere alla Segreteria estromettendo renziani, bersaniani e franceschiniani, è stato inoltre il primo a chiedere direttamente le dimissioni del vice-premier. Tenere il Congresso durante una situazione particolarmente tesa potrebbe scompigliare le carte in tavola. Sia che si vada ad elezioni, sia che il governo (r)esista ancora traballando, sia che si prospetti una collaborazione concreta con il Movimento 5 Stelle, si può generare sufficiente tensione perché quello che, nonostante tutto, rimane il primo partito del centro-sigh-nistra italiano, sia costretto a dotarsi di una vera linea d’azione. Sarebbe una novità esplosiva.

Morale della storia:
Morto un dittatore libico, se ne fa uno kazako.