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Third-wayers

Sottotitolo: “Ciao fegato”.

Questo è più un flusso di coscienza, o un post fiume, che un vero articolo. Prendetelo per quello che è: una cosa scritta di getto, senza una tesi di fondo da discutere o dimostrare.

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Oggi ho trovato questa bella sorpresa in uni. “Idee&Lifestyle” riporta l’esperienza (mai abbastanza) passata della Conferenza di Firenze del 1999, dove tutti i principali fondatori e interpreti della Terza Via (da Blair a Schröder, passando per D’Alema) si riunirono per fare il punto sull’alternativa a liberalismo sfrenato e al socialismo monolitico: il dinamico fascismo moderato riformismo. In pratica la Prima Via che si deideologizza ovvero si spaccia non per un’ideologia o un’opinione, bensì per un fatto, una verità assoluta. Fu un grande successo. Lì per lì. Poi non andò benissimo. Blair vinse tre elezioni consecutive e gonfiò il PIL britannico, al costo di deindustrializzare il suo Paese (causa di degrado e disoccupazione nelle periferie e province inglesi e nel Galles): non appena la crisi compromise il modello economico britannico, abbandonò la nave in procinto di affondare a Gordon Brown, si convertì al cattolicesimo e rimase ad occuparsi della guerra in Iraq, un altro dei suoi successi; Clinton alzò le tasse e ridusse la spesa pubblica, mandando la sua superpotenza in pareggio di bilancio dopo decenni di debito in costante aumento, per poi farsi fregare per una relazione con la sua segretaria; D’Alema (e il resto della sinistra postcomunista) ebbe la fortuna che conosciamo: sconfitte intervallate a governi autori delle privatizzazioni più assurde e del federalismo più malsano; Schröder vinse due volte con il suo Nuovo Centro: la sua agenda 2010 piacque così tanto che si affrettò a concludere un accordo commerciale con Gazprom poco prima delle elezioni, per poi farsi assumere appena dopo la dura sconfitta; subì inoltre la scissione della sinistra della SPD che confluì nella Linke; Zapatero guidò una serie di governi molto progressisti per quanto riguardava i diritti civili, risultato encomiabile per un Paese più cattolico dell’Italia, adottando una rigida politica neoclassica in economia, ma a differenza di Blair la nave affondò con il suo capitano, consegnando il Paese all’improbabile Rajoy e al suo Partito Popolare. Vincenti o perdenti elettoralmente, gli esponenti della Terza Via hanno tutti lasciato dei partiti incapaci di vincere. SPD, PSOE, (New) Labour, Democrats americani, per non parlare del tortuoso percorso ulivista italiano, coronato da sporadici successi solo quando capeggiato da Prodi, un popolare. In America ci sono voluti Bush e Obama per invertire la situazione, mentre in Europa solo il PD italiano è arrivato alla guida di un governo (passando per la sconfitta di Bersani, premiata da un assurdo premio di maggioranza, e per delle elezioni europee stravinte che hanno stabilito nuovi rapporti di forza nel governo di coalizione). L’SPD è in grande coalizione con la (finora) inarrestabile Merkel, il PSOE cerca di diventare un partito per la classe lavoratrice, ma è impantanato dopo la scissione/fondazione di Podemos e il Labour guidato da Red Ed pare essere l’unico in grado di tornare al potere in tempi brevi, ma non è chiaro se riuscirà ad affrontare le sfide poste alla sua destra dallo UKIP, che in Inghilterra sta trascinando all’estrema destra il dibattito politico, e alla sua sinistra dallo Scottish National Party, che sembra di prosciugare i voti laburisti negli strategici seggi scozzesi.
Su IL ci sono quindi Blair, Clinton, Renzi e Valls che si fanno bocchini a vicenda, per dirla con Mr. Wolf. Capisco Clinton la cui moglie sembra tra l’altro in procinto di sostituire Obama alle prossime elezioni, capisco Blair che ancora si fa spacciare per un grande politico e stratega internazionale, capisco pure Renzi che “40%”, ma Valls, il cui partito è attualmente al 13%, che senso aveva invitarlo a dire la sua? Davvero sperano che possa imporsi in quello che si preannuncia come un duello fra la Le Pen e il compagno Sarkò? Così come sarebbe stato inopportuno far parlare D’Alema, Schröder, Veltroni o Zapatero, allo stesso modo non è inopportuno far pubblicizzare questo ritorno di fiamma della Prima Terza Via da uno che sta già fallendo hic et nunc? Forse stiamo sovrastimando l’intelligenza dei nostri avversari.

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Mr. “UK doesn’t need industry”.

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Mr. Still better than Bush.

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Mr. Disoccupazione al 13%.

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Mr. Partito al 13%.

In Europa oggi la sinistra vince dove è in contatto con le periferie e la classi lavoratrici. Cosa che non è facile neanche per i socialdemocratici svedesi, che pure lo vogliono fortemente, figurarsi per le elitiste sinistre mediterranee, dove il popolo è ancora considerato plebe e dove “essere in contatto” significa apparire e chiacchierare in tivvù. Dove la sinistra è parte con l’establishment, difficilmente riesce a vincere. E pure se vince conclude poco, a giudicare dai risultati. Eppure non basta denunciare una situazione di declino e di drammatico disagio per le tante persone in difficoltà per riuscire a dare un senso alla loro sofferenza. Né può bastare un personale impegno politico guidato da una presunta illuminazione politica. Serve un’attività politica collettiva che abbia per protagonisti quelli che hanno bisogno di una sinistra che li unisca e rafforzi. Oltre a rifiutare le sirene del liberalismo, serve costruire l’alternativa socialista. Luoghi, istituti e un linguaggio socialista, che non debbano più nulla alla retorica liberale e che non temano l’altra sirena che oggi emerge dietro un liberalismo in crisi: la sirena xenofoba, reazionaria e fascista, che critica il liberalismo non meno di noi, benché ne sia in realtà figlia (tipico di ogni Terza Via, indubbiamente). La necessità primaria è uscire dalle nostre isole di scontento per organizzarci. Da questo punto di vista, passare il tempo lamentarsi di ciò che scrive IL è certamente sbagliato o perlomeno incompleto. Ma oh, non potete capire che giornata di merda ho avuto oggi, lasciatemi respiro!

Liberismo col culo degli altri

Perdonate la parafrasi e passiamo ai fatti.

1) Italo è in crisi.

2) Hanno influito scelte aziendali sbagliate, come l’acquisto dei treni francesi Alstom per citare la più famosa causa d’indebitamento della compagnia, ma per passare da meno di 2 a più di 6 milioni di clienti rimanendo in passivo, accumulando contestualmente oltre 700mln di debito in appena due anni di attività, è chiaro che ci devono essere a monte problemi grossi per i quali non basta citare l’affitto per 120mln della rete ferroviaria della quale, per inciso, paghiamo tutti la manutenzione, direttamente o indirettamente. Spiegheremo in seguito quali sono questi “grossi problemi a monte”.

3) Ha influito certamente il fatto che in nessuno Paese al mondo c’è stato, prima di Italo, il tentativo concreto di introdurre la concorrenza nei trasporti ferroviari, e il fatto che il pioniere in questione sia stato la cordata Montezemolo-Della Valle-Capitani Coraggiosi Inc. di certo non pare aver aiutato ad essere il primo tentativo riuscito nel settore.

4) QUATTRO.

5) Ha influito parimenti il fallimento di Montezemolo&co. di inserirsi nello scenario politico italiano. Il progetto ormai più che decennale venne frustrato prima da Berlusconi, poi da Monti e infine affossato da Renzi. Tutti i tentativi, dalla formazione di un partito liberale alternativo a Berlusconi alla formazione di un partito transpartitico in Parlamento, passando per l’imbarazzata (e imbarazzante) sequenza di silenzi e corteggiamenti con Monti e la sua squadra di tecnocrati, non hanno portato a Montezemolo lo sperato ingresso nella politica italiana come salvatore della patria (o almeno come salvatore della destra liberale). Certo che se al governo ora c’era lui, i treni arrivavano in orario.

6) La rete ferroviaria è un monopolio naturale. I costi marginali sono decrescenti, a differenza di quel che avviene solitamente nel mercato, quindi l’efficienza è garantita dalla gestione monopolista anziché dalla concorrenza perfetta, il che vuol dire anche che perfezione o meno della concorrenza c’entra come i cavoli a merenda: ditelo agli economisti della domenica. Sui monopoli naturali non ci sono liberisti, keynesiani o socialisti: finora tutti quelli con cui mi sono scontrato su questo concetto erano persone digiune di economia che si erano fatte irretire dalla retorica neoliberale della bellezza del libero mercato e della kattiveria dell’intervento statale senza neanche studiare un attimo quello di cui, in teoria, sarebbe l’argomento principe dei neoliberali, ossia l’economia. I monopoli naturali devono rimanere monopoli. Il dibattito economico in merito verte principalmente su cosa possa essere definito monopolio naturale (si concorda che l’industria dell’acciaio e le reti ferroviarie e stradali lo siano, mentre ci sono dibattiti aperti sulla gestione del gas e delle linee telefoniche) e se sia meglio affidare tali monopoli al pubblico al privato (ed è qui che dibattono liberisti, keynesiani e socialisti, a differenza delle peggio equipaggiate e impreparate truppe cammellate che presidiano i social network). Concludo. Se in monopolio naturale si volesse replicare il comportamento d’impresa perfettamente concorrenziale, si perverrebbe ad una configurazione in cui il profitto d’impresa è negativo. Ohibò, proprio quello che è successo. Chi avrà ragione? Wikipedia? Gli economisti? Quelli che gridano al gomblottoh?

7) Gasparri, col suo solito tatto, ha twittato che NTV sta per fallire. NTV ha deciso di ricorrere a vie legali. Onestamente a noi frega poco di Gasparri e frega ancor meno della libertà d’opinione (no, non è un refuso), però il cervello del gruppo di Forza Italia si è solo limitato a ripetere quel che ha letto sui giornali, pur se con toni che di solito rivolge solo ai gay che vogliono sposarsi. Non comprendiamo perché NTV non voglia denunciare anche i giornali, rei di aver diffuso la diceria che Italo rischi il fallimento. Oddio, forse c’entra qualcosa il fatto che mentre Gasparri* è mediaticamente (?) lo scemo del villaggio globale, l’opinione dei media sarà molto importante sulle sorti di Italo.

8) Montezemolo ha già chiaro come reagire. “Coglioni, dovete salvare Italo, sono vittima di un gomblottoh, Renzi salva il libero mercato con l’intervento pubblico, do it faggot“. Non ci stupisce. Il bello dei coraggiosi capitani neoliberali è che sono abbastanza mentalmente flessibili quando si tratta di salvare la loro impresa.

9) Wired Italia non è indifferente al grido di dolore proveniente da Italo. In un articolo odierno, spiegano che il modo migliore per salvare la concorrenza e il libero mercato, sono gli aiuti di Stato. Olè.

10) Volevamo fare cifra tonda, quindi chiudiamo con un’apertura al dialogo. Wired merda.

* = nel caso Gasparri ci dovesse leggere, diciamo sin da ora che scherziamo, che noi siamo sempre stati dalla sua parte, lo seguiamo da bambini, vogliamo essere come lui, lo amiamo come un padre. Hasta siempre comandante Maurizio.

un post che ho scritto su fb riguardo un post de “il post”, aka “luca sofri merda” – r.

C’è un raggelante articolo del Post [1] in cui, con inoppugnabile metodo statistico tratto da “Le coppie” dei Cani, [2] viene spiegato bene come l’esercito israeliano, invece di uccidere indiscriminatamente tutti gli abitanti di Gaza (come “potrebbe fare”), dimostri particolare attenzione verso i civili; questo in quanto, in un territorio in cui i minori di 14 anni sono il 50% della popolazione, solo il 20% circa delle vittime fa parte di questa fascia d’età.

Oltre ad essere una fantastica dimostrazione di come interpretare dati da una scrivania prendendo in considerazione il contesto che si preferisce porti sempre a conclusioni fai-da-te, è anche una buona giustificazione per il fallimento delle vostre diete e vi consiglio di riciclarla.

Sono sempre stato affascinato dalla storia e dalla cultura di Israele, considero gran parte delle argomentazioni usate per ritrarlo come un covo di plutonazisti ridicole e non mi tiro indietro quando si tratta di sfotterle. Ma quando mi capita di leggere roba del genere, che è peraltro solo scimmiottamento di fonti ben più importanti e con interessi ben più comprensibili, io sclero e mi viene voglia di andare sul balcone e tirare un qassam sul ghetto. [3]

Quindi, cortesemente, amici del giornalismo oggettivo e libbberale, se siamo tornati al neoconservatorismo che ci hanno raccontato tutte le sere per tutta la nostra infanzia, [4] almeno risparmiateci gli speciali in memoria della nascita morte e resurrezione di Nelson Mandela, o almeno fatevi due domande su quando si è trasformato da negro terrorista comunista a eroe del liberalismo. (Forse quando gli sono usciti i capelli bianchi?)

 

[1] Ve lo cercate da soli. Qui una graziosa parodia del passaggio più controverso: dewsbury – Kim Jong Un sta davvero cercando di risparmiare i giornalisti de Il Post?

[2] Per i non indiminkia o non romani: I Cani – Le coppie 

[3] Vi invito a prenderla come una battuta di cattivo gusto senza vederci connotazioni più ampiamente antisemite (non è quello che intendo)

[4] Ve le ricordate le bombe intelligenti? Che tempi ragazzi. All’epoca non eravamo ancora esperti di F35 quindi immagino ci apparissero chissà quale figata. Comunque l’estensore dell’articolo qui criticato ha scritto in altra sede un simpatico elogio delle bombe intelligenti che mi ha riportato direttamente a quando avevo 9 anni, quando la Rai mantenne un banner permanente in basso a destra “IRAQ” per non so quante settimane