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Numeri, dare i

Siamo tornati. L’admin in questione torna a scrivervi da un paradiso lib-lab (Copenaghen) e dunque ha nuovamente autorità morale per sparare a zero su voi ideologicamente impuri.
Ho visto che Renzi ha pubblicato un altro videomessaggio a riguardo delle ultime statistiche mensili Istat sull’occupazione. Ci tenevo dunque a dire che quando vedo lui, Poletti, altri minion a caso che appaiono in video, fanno dichiarazioni trionfalistiche e altre puttanate quando esce ogni qualsiasi oscura statistica sul mercato del lavoro semplicemente rosico come una bestia.

Le ragioni sono essenzialmente due.

1) La mia romantica concezione dell’azione di governo, vista come un qualcosa che deve avere anche un certo valore educativo, se ne va completamente a strafottere. Tanto più quando questi dati sono distorti, talvolta (come è stato dimostrato) direttamente manipolati. Dato che questo non è il mondo delle favole direi che potrei pure farmene una ragione.

2) Tutte le vecchie storielle sul Pd che deve rinunciare e svilire la tradizione socialista in nome di un messaggio interclassista si rivelano in fin dei conti (che strano) stronzate. Fare propaganda ossessiva su dati indecifrabili anche per chi questa roba la studia, quando il grosso della gente il lavoro o non ce l’ha o ce l’ha da schifo, rende evidente che il pd è (ovviamente) solo un altro partito monoclasse. Per la precisione della classe che ha un lavoro, non ha troppe prospettive di perderlo, e può essere rassicurata molto facilmente.

Anche qui direi, di cosa mi stupisco, ci sono diversi sondaggi a dire esattamente questo. Ma i risultati delle rilevazioni campionarie, quando non piacciono, rimangono stregoneria. Per imparare a leggerli ci vorrà dunque qualche altro rogo, qualche altro secolo.

Dieci semplici punti sulla legge elettorale

1) Il problema radicale dell’Italicum è il premio di maggioranza (uguale per situazioni diversissime, assurdo), che non è nemmeno un granché come garanzia di governabilità (si elegge un organo collegiale, non c’è il vincolo di mandato, una lista non è necessariamente un partito coeso etc.)

 

2) Nel resto del mondo civile i problemi di governabilità sono più spesso affrontati con previsioni costituzionali sulla nomina e la destituzione dei governi: il famoso parlamentarismo negativo, che accomuna in varie forme übermensch (nordici e Germania) e untermensch (Spagna), con risultati apprezzabili

 

3) Guarda caso proprio ora stiamo riformando la costituzione, ma la sensazione evidente è che tutte le parti in causa siano in stato confusionale. Peraltro, se è una riforma strutturale così importante, perché non blindare la legge elettorale con legge costituzionale? #gombloddo

 

4) L’Italicum col tempo è migliorato e ha alcuni punti in linea di principio positivi (centralità dei partiti sulle coalizioni, mix nominati-preferenze, circoscrizioni piccole…) ma elementi contraddittori prevalgono

 

5) Naturalmente quello che la cosiddetta minoranza pd contesta sono proprio i punti di cui sopra, e non il premio di maggioranza. Questa gente non ha un progetto alternativo a Renzi in quanto è essa stessa un prodotto degli ultimi 20 anni e per questo oggi non ha ragione di esistere (se non il suicidio)

 

6) Sulla maggioranza pd preferisco limitarmi a dire che più ci penso e più mi convinco di quanto Bobo Giachetti sia spregevole (non parlatemi mai più di scioperi della fame)

 

7) Il dibattito sull’argomento è a livelli che non so come definire se non isterici: si va dalle difese formalistiche stile vecchio anti-berlusconismo affidate a costituzionalisti militanti, all’abuso osceno dell’espressione “combinato disposto”, a scambi di accuse surreali in cui lo straw man non è Hitler ma “allora tu sei un proporzionalista” (cit. D’Alimonte, verso di me)

 

8) Come sapete a me i sistemi proporzionali del nord piacciono tanto, ma mi affascinano anche le campagne elettorali collegio per collegio come in UK. Soprattutto, forse perché ormai di questa roba ho una conoscenza approfondita, tutto sommato provo più piacere a guardare tette su internet

 

9) La mia idea di riforma elettorale è una cosa talmente psicopatica che ve la risparmio

 

10) Dopo aver votato pd alle europee sapevo che questo paese si sarebbe riempito di persone di merda: solo che mi aspettavo startupper in camicia bianca, non fascisti conclamati a ogni angolo. L’alone lisergico che c’è intorno a questo governo comincia a rompermi veramente il cazzo e in effetti tutto quello che vorrei è che l’attuale parlamento si suicidasse dando il vita a una vera legislatura costituente. E le costituenti, da che mondo è mondo, si eleggono col proporzionale

Necessarie strumentalizzazioni

Chissà quanto si divertirà Civati (ieri assolutamente fuori controllo) quando scoprirà che Tsipras sta per formare una coalizione con un partito di destra sciovinista, i Greci Indipendenti, una cosa che tutti in Grecia sapevano da mesi mentre nessuno da noi si prendeva la briga di fare un cazzo di approfondimento.

Invece tra le necessarie strumentalizzazioni è partita quella che più dà fastidio qui, quella sul premio di maggioranza, rilanciata da Sofri, Scalfarotto e altre persone orribili più o meno contemporaneamente ieri sera. Nessuno di questi sembra notare il punto a mio avviso cruciale: nonostante un primo posto solare e una percentuale notevole Syriza non ha la maggioranza assoluta, e nessun partito in Grecia l’ha ottenuta nelle ultime tre elezioni. Notate una differenza con l’Italia? Io sì.

Il problema sta nel senso che si dà a “vincere le elezioni”. Dare la maggioranza assoluta a prescindere a chi arriva primo è una cosa che non accade da nessun’altra parte del mondo (unica eccezione, come scritto ieri su fb, Malta). Esistono sistemi con effetto maggioritario molto più creativi e, parere mio, molto più rispettosi delle volontà positive – e negative – degli elettori.

In sintesi: quando volete strumentalizzare un’esperienza straniera, almeno datevi la briga di studiare il contesto e possibilmente aggiungere qualche dettaglio in più. Il lettore ne guadagnerà e voi farete meno la figura dei cretini :^)

Buzzurri in cattedra

Oggi ho capito che il vero übermensch politico del ventunesimo secolo è Roberto Calderoli. Vi spiego. La percezione dell’importanza della comunicazione politica ha raggiunto il suo apice con la campagna di Obama del 2008. Da quel momento si è deciso che bisognava assestarsi tutti su quel modello e copiarlo più fedelmente possibile. Risultato, gli ultimi anni nella politica mainstream sono stati un susseguirsi di publicity stunt assolutamente ridicoli in cui Renzi è professionista straordinario. La politica meno mainstream non può permettersi pubblicitari che abbiano lavorato per Enel (tututu-tututu-tututu) e deve andare avanti con autodidatti di MS Paint. Con orrore proprio in questi anni ci siamo resi conto che sui grandi numeri l’autopromozione paint-core funziona altrettanto bene di quella super-patinata ed è tecnicamente molto più produttiva. Diciamo che si è ormai raggiunta una sostanziale convergenza tra le due forme di comunicazione. La prima è diventata così forzata da risultare quasi amatoriale, come una brutta presentazione PowerPoint. La sensazione di stantio ormai è ovunque e si accompagna alla sostanziale assenza di un piatto da offrire, tolti i famosi cliché vecchi di vent’anni contro cui qui tanto ci battiamo. Dall’altra parte, la struttura si è rivelata efficace a veicolare un gran numero di contenuti, in genere insulsi quanto la loro veste grafica. Chi li condivide non sembra preoccuparsene più di tanto dato che a un occhio poco allenato il medium scompare a vantaggio del messaggio. Naturalmente i professionisti hanno coscienza della cosa e non hanno problemi ad accettare la presa per il culo e a utilizzarla per veicolare propaganda (basti pensare alla campagna #cambiaverso). Il problema è che per i non professionisti la questione neanche si pone: tecniche di comunicazione apertamente controproducenti si sono rivelate assolutamente efficaci nel lungo periodo, centrando il loro target e imponendosi col tempo all’attenzione dei gruppi non-target (quelli che condividono le grafiche della #leopolda5). A forza di funzionare per pochi, inizia a funzionare (a modo suo) per molti. Perché Calderoli, insomma? Perché Calderoli è un “tecnico” in abiti da buzzurro. Non ha bisogno di creare particolare consenso intorno a sé, ma possiede i contenuti funzionali (nel caso, la competenza sui sistemi elettorali) indispensabili quando si arriva al punto in cui effettivamente le cose vanno fatte, le leggi approvate e le procedure fatte rispettare. La sua indispensabilità funzionale però non lo esime dall’apparire un leghista come tutti gli altri, con una cravatta verde pisello e occhiali in tinta, un’espressione verbale sempre sul filo del porcaddio e la tendenza a ridurre in ultima istanza qualsiasi questione al meccanismo ancestrale della lotta tra tribù. Gli elementi barbarici non polarizzano più un elettorato ormai avvezzo al ridicolo: lo accolgono più spesso con indifferenza, la stessa indifferenza che un leghista riserva all’ultima campagna su twitter di Nicodemo. Dall’altra parte, la sorpresa di trovarsi sotto gli occhi un animale in grado di esprimere pensieri coerenti mette in discussione molti dogmi dell’elettore moderato e non può non lasciarlo perplesso, pensante, quasi ammirato. Poi, data l’abitudine dell’elettore moderato ai pensieri deboli, inconsistenti, qualsiasi cazzata detta con tono abbastanza convinto e ripetuta il numero sufficiente di volte si trasforma anch’essa in pensiero coerente. Insomma ritengo che il futuro politico di governo sarà sempre meno simile a Maria Elena Boschi e sempre più simile a Calderoli. Il che vuol dire che stiamo tornando al governo Berlusconi? O a una sua versione più pragmatica? Quest’ultimo caso può essere definito in un solo modo: fascismo del terzo millennio o/ o/ o/

un post che ho scritto su fb riguardo un post de “il post”, aka “luca sofri merda” – r.

C’è un raggelante articolo del Post [1] in cui, con inoppugnabile metodo statistico tratto da “Le coppie” dei Cani, [2] viene spiegato bene come l’esercito israeliano, invece di uccidere indiscriminatamente tutti gli abitanti di Gaza (come “potrebbe fare”), dimostri particolare attenzione verso i civili; questo in quanto, in un territorio in cui i minori di 14 anni sono il 50% della popolazione, solo il 20% circa delle vittime fa parte di questa fascia d’età.

Oltre ad essere una fantastica dimostrazione di come interpretare dati da una scrivania prendendo in considerazione il contesto che si preferisce porti sempre a conclusioni fai-da-te, è anche una buona giustificazione per il fallimento delle vostre diete e vi consiglio di riciclarla.

Sono sempre stato affascinato dalla storia e dalla cultura di Israele, considero gran parte delle argomentazioni usate per ritrarlo come un covo di plutonazisti ridicole e non mi tiro indietro quando si tratta di sfotterle. Ma quando mi capita di leggere roba del genere, che è peraltro solo scimmiottamento di fonti ben più importanti e con interessi ben più comprensibili, io sclero e mi viene voglia di andare sul balcone e tirare un qassam sul ghetto. [3]

Quindi, cortesemente, amici del giornalismo oggettivo e libbberale, se siamo tornati al neoconservatorismo che ci hanno raccontato tutte le sere per tutta la nostra infanzia, [4] almeno risparmiateci gli speciali in memoria della nascita morte e resurrezione di Nelson Mandela, o almeno fatevi due domande su quando si è trasformato da negro terrorista comunista a eroe del liberalismo. (Forse quando gli sono usciti i capelli bianchi?)

 

[1] Ve lo cercate da soli. Qui una graziosa parodia del passaggio più controverso: dewsbury – Kim Jong Un sta davvero cercando di risparmiare i giornalisti de Il Post?

[2] Per i non indiminkia o non romani: I Cani – Le coppie 

[3] Vi invito a prenderla come una battuta di cattivo gusto senza vederci connotazioni più ampiamente antisemite (non è quello che intendo)

[4] Ve le ricordate le bombe intelligenti? Che tempi ragazzi. All’epoca non eravamo ancora esperti di F35 quindi immagino ci apparissero chissà quale figata. Comunque l’estensore dell’articolo qui criticato ha scritto in altra sede un simpatico elogio delle bombe intelligenti che mi ha riportato direttamente a quando avevo 9 anni, quando la Rai mantenne un banner permanente in basso a destra “IRAQ” per non so quante settimane

 

Ecco quanto spende l’Italia per il suo Servizio Pubblico per l’Impiego

Nel 2011, più o meno 396 milioni di euro.

In effetti forse i paesi scelti non sono dei migliori, in quanto influenzati dal modello stalinista fin dalla seconda guerra mondiale. Guardiamo a modelli più credibili, che so, l’ordoliberalismo tedesco o lo “small state” britannico:

Se ci può consolare, la strisciata sullo zero è la Grecia (prima della troika galleggiava intorno ai 30 milioni all’anno).